Chiede stipendio e contratto, il datore di lavoro estrae una pistola ma lui lo morde e scappa: cosa è successo
La pm Asara ha chiesto la condanna a 7 anni e mezzo per il titolare dell’azienda agricola
Sassari Un dipendente che chiede al datore di lavoro di essere pagato e regolarizzato con un contratto, sollecitazione evidentemente non gradita, una lite che sfocia in un’aggressione armata con il dipendente che racconta di essere stato ferito con un coltello e minacciato con una pistola nell’abitacolo della macchina del suo titolare e di esser riuscito a scappare dopo avergli dato un morso alla mano, così tanto violento da provocargli la semi amputazione di un dito.
La vicenda approda in tribunale dove i due – che si erano denunciati a vicenda – compaiono contemporaneamente come imputati e come persone offese. Nella discussione che si è tenuta ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Giancosimo Mura, la pm Maria Paola Asara ha ritenuto non credibile il racconto fornito dal datore di lavoro, titolare di un’azienda agricola nelle campagne di Mores, e ne ha chiesto la condanna a 7 anni e mezzo di carcere per rapina aggravata dall’uso delle armi, lesioni e porto abusivo d’arma. Ha invece chiesto l’assoluzione del dipendente che sarebbe stato vittima della violenza del suo capo e che avrebbe agito dando quel morso per legittima difesa.
La storia – maturata in un ambiente agropastorale – risale a qualche anno fa. Ben Bright, servo pastore 31enne nigeriano, reclamava il pagamento di stipendi arretrati e la regolarizzazione della propria posizione contrattuale al suo datore di lavoro, Dionigi Baragliu, 43 anni, originario di Orune. Senza un contratto regolare, il bracciante rischiava di non poter ottenere il permesso di soggiorno.
Da qui la discussione, che si sarebbe rapidamente accesa. Il lavoratore avrebbe minacciato di rivolgersi all’ispettorato del lavoro; a quel punto, secondo la sua versione, il datore avrebbe risposto con apparente disponibilità, invitandolo a salire in auto per accompagnarlo personalmente.
Ma lungo il tragitto, Baragliu si sarebbe fermato in una zona isolata di campagna e avrebbe puntato una pistola al fianco del dipendente, brandito un coltello e si sarebbe fatto consegnare documenti e telefono. Ne sarebbe nata una violenta colluttazione all’interno dell’auto e in quei momenti concitati, Bright, nel tentativo disperato di difendersi, avrebbe morso la mano dell’aggressore fino a staccargli un dito. Solo così sarebbe riuscito a divincolarsi e a fuggire, correndo lungo i binari fino a raggiungere la stazione ferroviaria di Chilivani. Qui il giovane avrebbe consegnato al capostazione il coltello sottratto durante la colluttazione, poi l’arrivo dei carabinieri ai quali aveva raccontato l’intera vicenda.
Parallelamente, Baragliu era andato al pronto soccorso per la grave ferita riportata alla mano e aveva presentato a sua volta denuncia, dicendo di essere stato aggredito dal dipendente. In aula l’avvocato Giuseppe Onorato, che assiste il lavoratore, ha sottolineato come la condotta del datore di lavoro non fosse frutto di un gesto d’impeto, ma apparisse preordinata: «Nel momento in cui ha invitato il dipendente a salire in macchina, aveva già con sé un coltello, una mazzetta e una pistola». Elementi che, secondo la difesa, dimostrerebbero intenzioni tutt’altro che concilianti.
Il procedimento è stato aggiornato al 13 maggio per la discussione della difesa di Baragliu e la sentenza.
