In Assise rivive l’omicidio di Luras: i testimoni oculari raccontano il pestaggio
Fabio Malu accusato di aver ucciso Davide Unida col tubo dell’aspirapolvere
Luras L’aggressione avvenuta la notte dell’8 luglio del 2023 in via Nazionale, la via principale di Luras, quando Fabio Malu e Davide Unida si affrontarono, uno con l’ascia, l’altro col tubo di un aspirapolvere in mano, è stata ricostruita oggi 3 marzo in Corte d’assise, attraverso l’esame di sette testimoni oculari citati dal pubblico ministero Alessandro Bosco. Sette compaesani di omicida e vittima che si trovavano per strada o nei bar nel momento in cui era scoppiata la violenta lite tra i due, costata la vita a Davide Unida, 37 anni, morto in ospedale quattro giorni dopo l’aggressione: era stato colpito ripetutamente con violenza alla testa col tubo in metallo. Fabio Malu, 33 anni, è ora a processo con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Anche oggi era in aula, seduto a fianco al suo difensore, l’avvocato Giampaolo Murrighile.
I testimoni hanno raccontato la scena da prospettive diverse: chi, mentre Unida urlava cercando le chiavi della sua macchina, sparizione di cui incolpava Malu, chi, mentre i due si avvicinavano per affrontarsi, chi, quando Unida era già a terra dopo essere stato colpito col tubo metallico. Tutti hanno praticamente confermato il fatto che in paese si sapeva che tra loro c’erano forti dissapori, ma anche la ricostruzione della dinamica dell’aggressione: Davide Unida che quando lo vede prende l’ascia dal cofano della macchina, Fabio Malu che va verso di lui e poi si allontana per un attimo, ritornando dal suo avversario col tubo dell’aspirapolvere in mano. Il processo davanti alla Corte d’assise presieduta da Massimo Zaniboni proseguirà il 10 marzo con l’esame di altri testimoni oculari e di due operatori del 118 che avevano soccorso Unida. Il 31 marzo la parola passerà ai testimoni citati dall’avvocato Sergio Milia con cui si sono costituiti parte civile i familiari della vittima.
L’inchiesta sull’omicidio era stata chiusa dalla Procura di Tempio a poco meno di un anno da quel brutale pestaggio costato la vita al 37enne. Fabio Malu era stato subito individuato dagli investigatori come il responsabile del gravissimo ferimento del compaesano. Determinanti le testimonianze raccolte dagli investigatori e le immagini delle telecamere di videosorveglianza puntate su via Nazionale. Immagini visionate in aula, così come sono state mostrate le armi utilizzate da vittima e aggressore. (t.s.)
