Alghero, A-Mare Beach Club non aprirà: in 20 senza lavoro. La società: «Sempre rispettato le regole»
Si interrompe un indotto economico che coinvolge fornitori, artigiani, manutentori e numerosi operatori locali
Alghero Questa estate A-Mare non aprirà. La notizia, ormai ufficiale, segna un nuovo e delicato capitolo di una vicenda che da quasi due anni tiene in sospeso uno dei progetti turistici più discussi della costa sud di Alghero. A comunicarlo è la Società dei Bagni del Corallo, che esprime “profondo rammarico” per una decisione imposta dall’attuale stato del procedimento giudiziario ancora in corso. Le conseguenze sono immediate e concrete: oltre venti lavoratori stagionali resteranno senza occupazione, insieme alle rispettive famiglie, mentre si interrompe un indotto economico che coinvolge fornitori, artigiani, manutentori e numerosi operatori locali.
Non si tratta quindi solo di una mancata apertura, ma di un impatto diffuso che si riflette sull’intero tessuto economico e sociale del territorio algherese. Per A-Mare si tratta della terza stagione consecutiva segnata da vicende giudiziarie. Nel 2024 l’attività era durata appena quarantasei giorni prima del primo sequestro. Nel 2025, grazie al dissequestro disposto dal Tribunale del Riesame, la struttura era riuscita ad aprire, seppure con un significativo ritardo rispetto all’avvio della stagione balneare. Il 2026 segna invece uno stop totale: per la prima volta il beach club non potrà accogliere clienti. Nel frattempo, le strutture sono state completamente smontate. Sull’area in concessione – oltre 4.600 metri quadrati, a fronte di interventi limitati a circa 900 – non resta alcun manufatto. Eppure, secondo quanto riferito dalla società, quel tratto di costa, precedentemente riqualificato e reso fruibile, starebbe tornando rapidamente a condizioni di degrado, tra rifiuti, abbandono e campeggio non autorizzato.
La società sottolinea di aver operato nel pieno rispetto delle normative vigenti, ottenendo tutte le autorizzazioni previste dalla legge attraverso il coinvolgimento di diciannove enti pubblici in due distinte conferenze di servizi. La Regione Sardegna aveva rilasciato concessioni demaniali stagionali, mentre il Comune di Alghero aveva confermato la compatibilità urbanistica degli interventi, tutti a carattere temporaneo e amovibile. Il nodo resta tuttavia giudiziario. Dopo due sequestri preventivi tra il 2024 e il 2025 e i successivi dissequestri, il caso è arrivato fino alla Corte di Cassazione, che ha disposto un nuovo esame. Lo scorso mese di marzo il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro; le motivazioni non sono ancora state depositate. La società ha già preannunciato ricorso. Nel frattempo cresce la preoccupazione per il segnale che questa vicenda potrebbe trasmettere al mondo imprenditoriale. «Quando un’impresa che ha ottenuto tutte le autorizzazioni non può operare, il messaggio è devastante», si legge nella nota. L’amministratore unico Valentina Russo, parla del “momento più difficile” della sua vita professionale, ricordando il legame costruito con i dipendenti. «Abbiamo sempre operato nella legalità – afferma – ma oggi il nostro pensiero va soprattutto a chi paga il prezzo più alto». L’obiettivo è di riportare A-Mare alla sua funzione originaria, quando le condizioni lo consentiranno.
