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Tribunale

L’ex sindaco di Buddusò a giudizio per evasione fiscale, lui si difende: non merito il processo

L’ex sindaco di Buddusò a giudizio per evasione fiscale, lui si difende: non merito il processo

Giovanni Satta respinge le accuse della Procura di Sassari: «Siamo nel campo delle sanzioni amministrative»

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Buddusò A processo per una presunta evasione fiscale di circa 800mila euro e mancato versamento dell’Iva per 300mila euro, l’ex sindaco di Buddusò ed ex consigliere regionale Giovanni Satta respinge le accuse della Procura di Sassari e ribadisce che ci sono documenti che «certificano l’inesistenza del penalmente rilevante. Non capisco, quindi, perché io debba subire un processo quando la realtà dei fatti non è quella di cui mi si accusa», dice. E aggiunge: «Non abbiamo in mano solo la consulenza di un esperto in cui le presunte irregolarità che mi vengono contestate sono drasticamente ridotte, al di sotto della soglia della rilevanza penale, ma abbiamo anche le proposte di adesione dell’Agenzia delle entrate e soprattutto le sentenze della commissione tributaria. Da tutta questa documentazione – rimarca ancora – risulta che la soglia è al di sotto del penalmente rilevante, siamo nel campo delle sanzioni amministrative».

Al centro del processo che si è aperto nei giorni scorsi nel tribunale di Sassari, c’è la compravendita di sughero e le relative imposte sui redditi. Giovanni Satta era finito nel mirino degli accertamenti della guardia di finanza per l’attività svolta, attraverso partita Iva, in qualità di titolare dell’omonima ditta individuale. L’ex sindaco di Buddusò acquistava dalla Sardegna e dalla Corsica sughero che poi rivendeva ai produttori portoghesi. La Procura di Sassari aveva aperto un’ indagine per evasione fiscale a suo carico e al termine delle verifiche eseguite dalle Fiamme gialle, ha emesso il decreto di citazione a giudizio.

Per il pm Gianni Caria, Satta avrebbe evaso 147 mila e 500 euro per il 2016, 293 mila e 500 euro per il 2017, 239 mila e 663 euro per il 2018 e 118 mila e 700 euro per il 2019. È accusato anche di aver evaso l’Iva per 210 mila euro per il 2017 e per 152 mila euro per il 2018. Ma Giovanni Satta respinge le accuse. «Nel 2022 sono stato sottoposto a una verifica fiscale da parte della guardia di finanza – racconta – In quell’occasione non ho potuto fornire tutti i chiarimenti richiesti perché mi trovavo agli arresti domiciliari per l’inchiesta sulle case di riposo, peraltro archiviata. Allora mi dissero che mi avrebbe contattato l’Agenzia delle entrate, ma intanto nel 2023 mi è stato sequestrato il conto corrente. Da tempo ho avviato con l’Agenzia delle entrate la procedura di “accertamento con adesione” e abbiamo chiarito la situazione, e siamo fuori dal campo penale». Giovanni Satta è difeso dall’avvocato Angelo Merlini. (t.s.) 

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