Olbia, nasce un’associazione di soli giovani: «Musica e arte per promuovere l’inclusione»
Si chiama Core e punta a offrire percorsi alternativi alla marginalità e alla devianza
Olbia Si muovono tra sneakers, versi in rima e bombolette spray. Il gruppo è affiatato e ha in cantiere un bel po’ di progetti e iniziative. In città nasce così una nuova associazione culturale: si chiama Core ed è formata da giovani che si rivolgono soprattutto ai loro coetanei. L’obiettivo principale – dopo una matura e approfondita lettura del contesto olbiese – è quello di offrire nuove opportunità a ragazze e ragazzi e quindi percorsi alternativi alla marginalità e alla devianza. Tutto questo attraverso l’arte, la musica, la cultura e il volontariato. Core, nella mattinata di oggi, mercoledì 18 marzo, è stata presentata tra le mura dello store Basedodici di via Regina Elena. Con un bagaglio che guarda in particolare alla cultura hip hop e alla street art, i fondatori della nuova associazione – tutti under 30 – sono pronti a partire e a raccogliere anche nuove adesioni. Presto prenderanno il via i primi progetti. Non solo nella città di Olbia – centro storico in particolare – ma anche negli altri paesi del territorio provinciale, a cominciare da Padru.
L’associazione
I fondatori di Core provengono da diverse esperienze artistiche, con la musica sicuramente in prima linea. La presidente si chiama Alice Occhioni e va dritta al punto. «Vogliamo essere un ponte rivolto soprattutto a quei ragazzi che, spesso, non trovano il posto o la forza dove esprimere le proprie passioni o che non sanno neanche di averle. Abbiamo già pensato ai primi progetti: vanno dalla musica ai graffiti, dalla riqualificazione urbana ai laboratori di pasta fresca. Abbiamo anche in mente di realizzare un podcast». Il vicepresidente di Core è Riccardo Lampreu, che, nella vita, si occupa soprattutto di produzione musicale. È nel suo studio di registrazione in via Francesco Usai che l’associazione Core ha trovato sede. «Mi occupo di musica ma, prima ancora, ho fatto tanti altri lavori – racconta Lampreu –. Quando si è adolescenti, spesso, non si riesce a capire quale sia la propria strada, ritrovandosi magari poi a svolgere anche lavori poco appaganti. Con il tempo ho capito che la musica poteva invece darmi una possibilità. Sarei felice se questo accadesse anche agli altri. Oggi i ragazzi guardano molto alla scena musicale rap e credo che questa rappresenti sicuramente una chiave per attirare gli altri giovani verso di noi. Musica, dunque, ma anche arte e disegno».
Inclusione
La parola d’ordine sembra essere soprattutto una: inclusione. Ne parla anche il tesoriere Leonardo Cuccu. «Inclusione significa anche chiamare un amico che magari non esce mai di casa e invitarlo a fare una passeggiata – spiega –. Noi, in un certo senso, vogliamo fare questo: aiutare gli altri a mettersi in gioco, a produrre qualcosa. Non intendiamo lavorare da soli ma anche in collaborazione con enti e scuole». Sulla stessa linea Rossano Cherchi, consigliere di Core: «Non sono di Olbia ed è stata la musica a portarmi qua. Oggi voglio contribuire a portare un po’ di colore a questa città, facendo capire, attraverso l’inclusività, che possono nascere nuove passioni». A sostenere i fondatori di Core è Matteo Marras del negozio Basedodici: «Hanno deciso di unirsi e di affrontare un discorso maturo con l’obiettivo di aiutare la comunità olbiese. Assistiamo tutti al fenomeno della dispersione e delle energie sprecate, dei ragazzi che non hanno un luogo dove ritrovarsi. Core può sicuramente diventare una bella alternativa».
