Insulti, minacce e botte alla compagna: 50enne patteggia due anni
Era accusato di maltrattamenti, le aggressioni anche davanti alla figlia minore
Olbia Minacce, offese continue, frasi denigratorie, calci ai fianchi e pugni. «Comando io, tu devi stare zitta e fare quello che ti dico. Se non stai zitta ti faccio volare dal terrazzino». Per anni ha maltrattato la convivente sottoponendola ad atti di vessazione fisica e di sopraffazione, approfittando anche del fatto che la donna dipendeva economicamente da lui. Aggressioni verbali e fisiche avvenivano spesso anche davanti alla figlia minore. L’uomo, un 50enne di Olbia, è finito a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. Il procedimento si è definito nei giorni scorsi davanti alla giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Tempio, Marcella Pinna, con un patteggiamento a due anni. La pena concordata tra accusa e pubblico ministero è stata ritenuta congrua dalla gup che ha anche autorizzato la sostituzione della pena detentiva con i lavori di pubblica utilità in un’associazione che opera nel territorio. L’uomo era difeso dagli avvocati Andrea Pattarozzi, del foro di Nuoro, e Mario Delitala, del foro di Tempio Pausania.
Stando alle accuse, il 50enne minacciava continuamente la compagna di buttarla fuori casa. Minaccia che poi avrebbe effettivamente messo in pratica un paio di volte. L’aveva trascinata fuori dall’abitazione in malo modo e l’aveva fatta rientrare solo dopo le sue continue suppliche. Ma l’uomo era accusato anche di averle fatto interrompere i contatti con i suoi familiari più stretti e di aver alzato le mani contro di lei in più di un’occasione per futili motivi o perché non faceva ciò che lui le diceva. «Ti faccio vedere io chi comanda», le ripeteva. Dopo aver subito per anni soprusi, vessazioni e umiliazioni, la donna aveva trovato la forza di denunciarlo. Chiuse le indagini, la Procura di Tempio aveva chiesto il rinvio a giudizio, ritenendo provate tutte le accuse. L’imputato ha scelto di patteggiare la pena. Ora potrà scontarla con i lavori di pubblica utilità, come chiesto dai difensori e accordato dal tribunale. (t.s.)
