Vino, cultura, ospitalità: nasce la Rete enoturismo Sardegna
Al Vinitaly la presentazione ufficiale del progetto pilota finanziato dalla Regione
Olbia C’è una Sardegna ancora tutta da scoprire, fatta di cantine e aziende vitivinicole che aprono ai visitatori le porte dei loro paradisi in terra dove convivono eccellenze enogastronomiche, cultura del vino, identità, tradizione e accoglienza. È il miracolo dell’enoturismo, un settore che in Italia oggi vale quasi tre miliardi di euro e che anche in Sardegna avanza a grandi passi e promette fortune.
Dal miracolo alla realtà, l’isola ha in mano la carta vincente, il progetto pilota Res (Rete enoturismo Sardegna), che mercoledì 15 aprile sarà presentato ufficialmente al Vinitaly, a Verona, nello stand istituzionale della Regione. Sarà la prima uscita nazionale per la creatura finanziata dall’assessorato dell’Agricoltura che si basa su un principio semplice: le cantine sarde unite per sviluppare un turismo destagionalizzato, legato al mondo del vino e alle esperienze nei territori.
Ne fanno già parte aziende importanti, con una forte concentrazione in Gallura (il Muto di Gallura ad Aggius, le Tenute Filigheddu tra Arzachena e Pala, la Cantina delle vigne di Piero Mancini a Olbia, Tanca Raina a Monti), ma anche ad Alghero e a Sennori.
Il settore del turismo enologico in Italia fattura 2,9 miliardi di euro e conta oltre 13 milioni di enoturisti, confermandosi come uno dei segmenti più dinamici di quel mare magnum che è diventato il turismo esperienziale. I dati rilevati dall’Osservatorio nazionale del turismo del vino 2024 di Nomisma e del report sull’enoturismo di Ismea confermano il valore di un mercato in crescita che apre nuove opportunità anche per regioni come la Sardegna, dove il potenziale è ancora in larga parte da scoprire e da strutturare.
È in questo contesto che nasce la Rete enoturismo Sardegna (Res). Alla presentazione ufficiale, mercoledì a Verona, parteciperanno Luigi Cau, presidente della Rete enoturismo Sardegna, Chiara Astolfi, direttrice di Destinazione Romagna, nonché Fausto Faggioli, presidente della Commissione nazionale turismo della Confederazione italiani nel mondo (Cim).
La Rete – che è già operativa in Sardegna – si sviluppa come un vero e proprio circuito diffuso su scala regionale, che attraversa territori tra loro diversi per caratteristiche paesaggistiche, identità culturale e tradizioni enogastronomiche. Dalle aree costiere a quelle interne, la Rete enoturismo Sardegna valorizza questi patrimonio di diversità come elemento distintivo, costruendo un’offerta integrata in cui ogni territorio contribuisce con le proprie specificità. L’insieme di queste esperienze rappresenta il valore dell’offerta Res, capace di raccontare la Sardegna nella sua pluralità e autenticità, anche lontano dai mesi luglio e agosto che registrano i valori massimi di affluenza turistica.
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la dimensione sociale del progetto: in un contesto spesso segnato da individualismi tra operatori e imprese, la Rete enoturismo Sardegna introduce una forma associativa che favorisce collaborazione, condivisione di competenze e crescita comune, contribuendo a superare alcuni dei principali ostacoli allo sviluppo del settore.
Per la prima volta, dunque, si sta costruendo una rete che nasce dal basso e unisce realtà diverse per dimensione e produzione in tutta la regione. L’obiettivo è duplice: da un lato creare nuove opportunità di reddito per le imprese vitivinicole, dall’altro contribuire alla destagionalizzazione dei flussi turistici, ampliando l’attrattività della Sardegna oltre i mesi di luglio e agosto, votati al turismo balneare.
Tra le diverse attività già avviate ci sono percorsi di formazione per gli operatori, azioni di animazione territoriale e iniziative di confronto internazionale. Tanto per fare un esempio, nei mesi scorsi 14 operatori vitivinicoli sardi hanno partecipato a un tour didattico nella Rioja Alta, in Spagna, uno dei principali modelli europei di enoturismo, mentre è già in programma una visita studio a Bordeaux, in Francia. L’appuntamento più ravvicinato nel tempo però è il Vinitaly, passaggio strategico per posizionare la Sardegna nei circuiti dell’enoturismo, avviare confronti e nuove relazioni, costruire rapporti di partnership. Il percorso proseguirà sino al prossimo mese di novembre con l’obiettivo di consolidare il modello entro il 2026 e ampliare la rete, mantenendo un approccio selettivo sempre orientato alla qualità dell’offerta.
