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La Maddalena, la Regione respinge il nuovo Puc: 30 giorni per correggerlo

La Maddalena, la Regione respinge il nuovo Puc: 30 giorni per correggerlo

Il piano, rimandato indietro, era stato approvato dal consiglio comunale

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La Maddalena Il nuovo Piano urbanistico comunale della Maddalena, approvato dal Consiglio, è stato esaminato dalla Regione e rimandato indietro con una serie di prescrizioni, cioè correzioni obbligatorie da recepire entro 30 giorni. In caso contrario, la Regione potrà intervenire direttamente, modificare il Puc e procedere alla pubblicazione.

Secondo i tecnici regionali il piano non è pienamente conforme agli strumenti sovraordinati, a partire dal Piano paesaggistico regionale e dalla normativa. Il procedimento è quello della verifica di coerenza, passaggio obbligato per tutti i Puc. Nel caso della Maddalena, la Regione chiede modifiche puntuali e vincolanti, che riguardano soprattutto tutela ambientale, trasformazioni turistiche e gestione del territorio. Le prescrizioni più rigide riguardano le aree più delicate dal punto di vista ambientale. In alcune zone turistiche – come Cala Maiore (F1) e Punta Cannone (F5) – la Regione stabilisce che le aree devono essere integralmente salvaguardate e non sono ammesse trasformazioni. Anche nelle aree di salvaguardia, come i fari di Razzoli e Santa Maria, ogni intervento dovrà superare verifiche ambientali molto rigorose, rendendo difficile qualsiasi trasformazione.

Il resto del territorio non è libero. Nelle zone turistiche e nelle aree trasformabili ogni intervento deve essere verificato caso per caso: se interferisce con habitat naturali può essere bloccato. Le aree diventano, di fatto, non edificabili. La Regione introduce un principio chiaro: la pianificazione non garantisce automaticamente il diritto a costruire. A rendere ancora più stringente il quadro è la presenza diffusa della rete Natura 2000. Questo comporta che qualsiasi attività non strettamente necessaria debba essere sottoposta a valutazione ambientale, un vincolo trasversale che si applica all’intero territorio. Le prescrizioni non riguardano solo i divieti, ma anche il metodo: ogni progetto rilevante dovrà dimostrare di non avere impatti sugli ecosistemi. Pure il verde urbano viene regolato: solo specie autoctone, stop alle specie invasive e nessuna modifica degli habitat naturali. Tra le richieste figurano inoltre lo sviluppo di energie rinnovabili e comunità energetiche, l’approvazione della zonizzazione acustica, la redazione del piano di protezione civile e azioni per ridurre la frammentazione ecologica.

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