Stipendi non pagati, per l’Olbia Calcio la prossima partita si gioca in tribunale – Fissata l’udienza
Sei impiegati della società si sono rivolti al giudice del lavoro
Olbia La retrocessione in Eccellenza brucia, eccome. Ma per l’Olbia calcio 1905 i dolori non sono ancora finiti. Per la nuova proprietà dei bianchi, la Pro soccer srl, che a gennaio aveva acquistato il pacchetto azionario dalla Swiss pro, si profilano tempi difficili, con una partita da giocare non in campo al Nespoli ma in tribunale a Tempio. È lì che l’Olbia calcio è stata citata in una causa di lavoro da tre ex dipendenti, tre amministrativi: per mesi non hanno percepito lo stipendio, né ricevuto alcune buste paga. Per due di loro, si parla di sette e dieci mesi di arretrati. Una situazione economica insostenibile per i lavoratori, tutti con famiglie a carico, e che alla fine, sono stati costretti a dimettersi e hanno perso il lavoro. Assistiti dal loro legale, l’avvocato Carlo Selis, hanno deciso di presentare ricorso al tribunale di Tempio e di chiedere al giudice del lavoro il sequestro dei beni e dei crediti della società, per circa 50mila euro. L’udienza davanti al giudice del lavoro Ugo Iannini è fissata per la prossima settimana.
I tre ex lavoratori dell’Olbia calcio non sono gli unici ad aver fatto ricorso in tribunale: altri tre impiegati amministrativi stanno procedendo con un altro legale, l’avvocato Luca Fischetti, per recuperare crediti per circa 25mila euro. All’indomani della chiusura del campionato, la questione è esplosa in tutta la sua gravità. Non è un caso che sia venuta alla luce solo ora. Sono stati gli stessi lavoratori che hanno voluto restare nel silenzio «per rispetto verso la squadra e i tifosi, per non turbare l’ambiente, fino a quando non fosse finito il campionato», precisano. Campionato finito malissimo, peraltro, con una umiliante retrocessione in Eccellenza dopo 13 anni, che segna l’ultimo atto di una stagione da dimenticare Una notizia pessima che si aggiunge a una situazione economica disastrosa in cui versa da tempo la società sportiva, già costretta ad affrontare persino richieste di liquidazione giudiziale.
Non solo, la società non paga le retribuzioni ai dipendenti dal mese di giugno del 2025 (quasi un anno di arretrati per i lavoratori con rapporto più lungo). Ora c’è anche il serio rischio, proprio alla luce della retrocessione alla categoria inferiore, che la società possa collassare per la perdita di interesse da parte degli investitori e del sostegno pubblico. Negli ultimi mesi, gli ex lavoratori hanno cercato in tutti i modi di ottenere ciò che gli spettava, ma nonostante i vari solleciti al pagamento, non sono riusciti a ottenere stipendi, competenze di fine rapporto e tutto ciò che avrebbero dovuto ricevere. Pare che la società abbia sistematicamente ignorato tutti i solleciti individuali, le diffide sindacali formali e persino la segnalazione all’Ispettorato territoriale del lavoro. I dipendenti creditori hanno deciso, quindi, di rivolgersi al giudice del lavoro per vedere riconosciuti i loro diritti. Nel ricorso ricostruiscono la loro vicissitudine lavorativa, allegando prove documentali, e chiedono al giudice che autorizzi il sequestro conservativo dei beni della società. Insomma, per i lavoratori non è più tempo di attendere né di credere alle promesse e suppliche della società: sarà il giudice del lavoro a chiudere l’ennesima pagina nera della storia dell’Olbia calcio.
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