Uccise il compaesano col tubo dell’aspirapolvere, il Pm: «Condannate Fabio Malu all’ergastolo»
Per l’accusa l’imputato ha colpito volontariamente Davide Unida col tubo di un aspirapolvere
Luras In corte d’assise a Sassari il pubblico ministero ha sollecitato la condanna all’ergastolo per Fabio Malu, accusato di aver ucciso col tubo di un aspirapolvere il compaesano Davide Unida, morto in ospedale quattro giorni dopo l’aggressione avvenuta a Luras tre anni fa. Per l’accusa non ci sono dubbi: si tratta di omicidio volontario aggravato da futili motivi.
I fatti risalgono all’8 luglio del 2023 in via Nazionale, la via principale di Luras: i due ex amici si erano affrontati uno con un’ascia, l’altro con il tubo in metallo di un aspirapolvere. Recuperato per caso durante il litigio da un cassonetto, secondo la difesa, preso da casa appositamente per colpire Unida, secondo l’accusa. Tra i due rivali un’odio feroce sfociato nell’ennesima lite, scoppiata perché la vittima era convinta che Malu gli avesse rubato le chiavi della macchina. Era entrato nel bar che si affaccia su via Nazionale, aveva parcheggiato, ma al momento di andare via, non aveva trovato le chiavi, e di quella sparizione aveva dato la colpa a Malu, chiamando anche i carabinieri e accusando espressamente il compaesano. Aveva cominciato a urlare per strada contro di lui. Poi la lita era degenerata.
Il pubblico ministero Alessandro Bosco ha sempre contestato la ricostruzione fatta da Malu dell’aggressione, mirando a dimostrare che lo avesse colpito volontariamente.
Il processo proseguirà con le arringhe degli avvocati. I familiari della vittima, costituiti parte civile, sono assistiti dall’avvocato Sergio Milia, mentre l’imputato Fabio Malu è difeso dall’avvocato Giampaolo Murrighile.
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