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I climatizzatori non funzionano: in commissariato temperature oltre i 37 gradi – Ecco dove

I climatizzatori non funzionano: in commissariato temperature oltre i 37 gradi – Ecco dove

Gli uffici di via Copenaghen diventano un forno: sindacati di polizia sul piede di guerra

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Olbia Il commissariato di polizia di Olbia torna a essere uno dei luoghi più inospitali della città. Il motivo è questo: anche quest’anno l’impianto di climatizzazione è fuori uso e, di conseguenza, l’edificio si trasforma ancora una volta in un gigantesca fornace. Negli uffici più esposti al sole la temperatura supera i 37 gradi, mentre per trovare un po’ di “refrigerio” tocca trasferirsi nelle aree più “fresche”, dove non si scende comunque sotto i 33. Le conseguenze sono facilmente prevedibili: operatori a rischio malore e utenti al limite del collasso. Intervengono così i sindacati di polizia. Il Coisp, con il segretario generale provinciale Francesco Casu, ha inviato numerose segnalazioni e stavolta si è rivolto anche alla prefetta e al questore, sollecitando «procedure d’urgenza per fronteggiare la problematica in tempi brevi evitando le lungaggini burocratiche delle procedure ordinarie».

«Purtroppo – prosegue Casu – nonostante le varie segnalazioni fatte dalla stessa amministrazione, si è come ogni volta giunti alla resa dei conti. Parrebbe infatti che manchino le risorse finanziarie necessarie per risolvere il problema. Ad aggiungersi al problema delle temperature è la criticità strutturale del commissariato, con uffici del piano rialzato prevalentemente costruiti con vetrate continue e privi di finestre che non permettono nemmeno un ricircolo con l’aereazione naturale». Negli uffici e nella sala d’attesa del corpo di guardia temperature record anche per via di numerose apparecchiature elettroniche. Poi ci sono le sale d’attesa e gli uffici per il rilascio di passaporti, permessi di soggiorno, porti d’arma e pratiche di polizia amministrativa, dove la vetrata è continua e senza finestre. Stesso discorso per gli uffici per il fotosegnalamento. Sul piede di guerra, dunque, anche il Siulp con il segretario provinciale Massimiliano Pala: «Numerosi uffici si trasformano in vere e proprie serre, con inevitabili ripercussioni sulle condizioni di lavoro, sul benessere psicofisico degli operatori e sull’efficienza complessiva dei servizi». Così Pala chiede anche la sospensione di alcune attività. «È inaccettabile – dice – che donne e uomini della polizia di Stato, chiamati a garantire la sicurezza dei cittadini e delle istituzioni, siano costretti a operare in condizioni ambientali che mettono a rischio la loro salute e compromettono il regolare svolgimento delle attività istituzionali».

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