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Olbia

Passato e tecnologia

Navi romane, mura di cinta e processioni medievali: l’antica Olbia rivive con l’intelligenza artificiale

di Dario Budroni

	Il porto romano e una donna con la collana punica
Il porto romano e una donna con la collana punica

Le ricostruzioni realizzate dall’appassionato di storia locale Aurelio Spano

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Olbia Le navi in porto e la città difesa da massicce mura di granito locale. E poi ancora foro, templi, colonne ed eleganti domus circondate da giardini con vista mare. L’ intelligenza artificiale ricostruisce l’ Olbia romana seguendo precise indicazioni. A fornirgliele è Aurelio Spano, grande appassionato di storia cittadina, che ha poi pubblicato tutto su Facebook facendo il pieno di like e dibattiti virtuali. Spano di mestiere fa tutt’altro e non vuole certo sostituirsi agli archeologi. «Anzi – specifica –, mi piacerebbe che l’intelligenza artificiale fosse utilizzata dagli studiosi per ricostruire in modo sicuramente più dettagliato il passato della città. I miei lavori sono solo delle semplici proposte».

Intanto Spano continua a divertirsi e a mostrare a tutti come doveva apparire Olbia mille o duemila anni fa. Per indirizzare l’Ai utilizza le ricerche degli studiosi, fotografie reali e anche i plastici esposti al museo. Il risultato è efficace e ha trovato anche l’approvazione di alcuni archeologi. Le riproduzioni, realizzate sia con Gemini che con ChatGpt, sono numerose e di grande impatto. C’è l’Olbia romana, dunque, ma anche una giovane donna vissuta alcuni secoli prima e con addosso la celebre collana punica in pasta vitrea trovata nel sottosuolo olbiese. Tornando ancora più indietro, ecco che sull’isola di Tavolara compare l’insediamento della cultura villanoviana (precedente alla civiltà etrusca) da poco scoperto lungo la spiaggia di Spalmatore. Non manca l’ arrivo dei greci sulle coste olbiesi, la ricostruzione della fattoria romana di S’Imbalconadu sul Padrongianus, il castello di Pedres con tutte le torri ancora in piedi, il monastero di San Ponziano a Molara e il borgo medievale di Terranova circondato da mura e con al centro un castello.

A ritagliarsi uno spazio non da poco è l’area di San Simplicio. Si parte con il piccolo tempio romano dedicato a Cerere che si trovava al posto della chiesa cristiana, con tanto di architrave, oggi custodito nel cimitero monumentale di Pisa, su cui si legge l’incisione Aug Lib Acte, cioè Atte la liberta di Augusto. In altre parole la concubina di Nerone che fu esiliata a Olbia quando l’imperatore sposò Poppea. Fu lei a dedicare a Cerere il tempio fuori le mura.

Restando in zona San Simplicio, Aurelio Spano ha poi ricostruito l’ambientazione medievale dentro e fuori la basilica costruita durante il Giudicato. Così ha anche immaginato una processione in onore del martire patrono di Olbia: cavalli, armature, sacerdoti e, al posto delle bandiere votive, i gonfaloni con il Gallo di Gallura.

«Tempo fa mi sono imbattuto in alcune riproduzioni di Cagliari e Oristano – spiega Spano –. La tecnologia è alla portata di tutti e così ho pensato di utilizzarla per Olbia. Sono rendering che aiutano ad avere almeno un’idea su come doveva apparire la città nel corso dei millenni». E a proposito di passato – e qui l’intelligenza artificiale non c’entra nulla – alcuni anni fa Spano ha anche avuto il merito di rintracciare in Australia una serie di acquerelli realizzati nel 1829 in Gallura da un capitano inglese, William Light. Il più prezioso è quello con la chiesa di San Simplicio in primo piano e, solo in lontananza, il piccolo borgo dell’allora Terranova.

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