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L’inchiesta

Chi è Gavino Piras, l’ex 007 accusato di lavorare per Putin. Lo sfogo contro i russi: «Siete dei poveracci, nemmeno i soldi per il caffè»

di Francesco Zizi
Chi è Gavino Piras, l’ex 007 accusato di lavorare per Putin. Lo sfogo contro i russi: «Siete dei poveracci, nemmeno i soldi per il caffè»

Sassarese, ex maresciallo dei carabinieri, per gli investigatori ha collaborato con il servizio segreto militare di Mosca

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Per oltre un decennio avrebbe trasmesso informazioni riservate ai servizi segreti militari russi, ricevendo denaro in cambio dei dossier consegnati. È quanto contestano gli investigatori al sassarese Gavino Raoul Piras, 59 anni, ex maresciallo dei carabinieri ed ex appartenente al Sismi e poi all'Aisi, accusato di aver collaborato con il Gru, il servizio segreto militare di Mosca, attraverso Mikhail Astakhov. A ricostruire il rapporto tra i due sono le intercettazioni raccolte dai carabinieri del Ros e riportate dal Corriere della Sera, che documentano gli incontri, il passaggio di documenti riservati e le continue lamentele dell'ex agente per i compensi ricevuti.

È il 9 ottobre 2025 quando i carabinieri intercettano uno degli incontri tra Piras e Astakhov. I due sono seduti su una panchina del belvedere di via di Trapasso di San Clemente, a Bracciano. Il funzionario russo consegna alcuni fogli con le richieste dei propri superiori, mentre l'ex 007 italiano le esamina sul momento. Al termine riceve una busta contenente il compenso, circa 4 mila euro per ogni dossier.

È in quella circostanza che Piras si lascia andare a uno sfogo: «Però Miche’, dovete dirglielo, scherzi a parte: su questa storia dei soldi, sai quante volte ho anticipato di tasca mia. Poi mi dimentico. Quando tu, con il generale, mi avete detto vai avanti con il Vaticano, che me l’avete proprio scritto, io sono andato avanti, ho dovuto dare un obolo a papa Francesco».

Già il 27 giugno precedente, durante un incontro in piazza Trieste, a Santa Marinella, Piras aveva manifestato il proprio malcontento. «Io quello che posso dare do, dillo al tuo capo», diceva al suo interlocutore prima di leggere il nuovo elenco di richieste. «Mamma mia, ogni volta queste cose, fammi leggere: questo bel casino, il Gat so cos’è, questa è pesante, questa è facile. Prospettive, forze armate, obiettivi».

Secondo gli investigatori, le richieste riguardavano alcuni dei dossier più delicati della difesa occidentale: il piano di acquisto dei missili a lungo raggio Storm Shadow e Scalp, il programma di riarmo di Italia, Unione europea e Nato, le prospettive di sviluppo delle forze armate, gli obiettivi strategici della Difesa europea, gli aiuti all'Ucraina per la produzione di missili a lungo raggio e perfino l'efficacia degli attacchi contro le strutture nucleari iraniane.

Parlando del sistema antimissile Samp/T, Piras afferma: «Sul Sampt stai dicendo? Io ve l’ho scritto, a voi abbiamo dato i meccanismi, i missili li hanno dati i francesi».

L'ex appartenente ai servizi, indagato dal 2023, è accusato di avere iniziato la collaborazione con i russi già nel 2013. Nel corso degli incontri avrebbe inoltre parlato dell'interesse italiano per il carro armato russo T-90 Vladimir, mettendo in guardia il proprio interlocutore: «Se riescono a rubarvi il segreto ve lo rubano, attenzione». Quindi avrebbe fornito notizie su un nuovo progetto navale: «Leonardo ha un marinaio senza guida, nel mese scorso c’è stata un’esercitazione a La Spezia».

Le intercettazioni descrivono anche la consegna di schede di memoria contenenti documenti classificati, suddivisi in cartelle numerate chiamate "Fondazione". «Ti ho messo le schede del Ros dei carabinieri, della Cybersicurezza della polizia, poi le cartelle di queste due del Ros che passeranno al controspionaggio», spiega Piras ad Astakhov.

L'interesse del Gru, secondo la ricostruzione dell'accusa, non riguardava soltanto sistemi missilistici come Grifo e Aster, ma anche il personale delle Forze armate italiane e le possibili fonti da reclutare. «Sai - gli dice - il capo del gruppo ha bisogno di dati personali: molta informazione sensibile, molti soldi». La risposta di Piras è immediata: «Basta pagare».

Nelle cosiddette "Fondazioni" l'ex agente riferisce anche di un presunto «alert di spionaggio nell’Europa dell’Est» e della partenza di un gruppo composto da personale dell'Aise e della Difesa. Arriva inoltre a sostenere che due agenti dell'Aise «hanno capacità operativa come un sequestro di vostri militari con ripiegamento delle loro linee e scoperta della presenza fisica nemica: sono capaci di fare ben altri danni di qualsivoglia genere». Agli investigatori risulta anche la consegna dei nomi di due agenti dell'Aisi e di informazioni sulla missione italiana in Bulgaria.

L'attività contestata si sarebbe estesa anche alla protezione di un presunto agente russo residente a Matera. Con l'aiuto di Vincenzo Di Pasquale, ex collega carabiniere finito anch'egli agli arresti domiciliari, Piras avrebbe ottenuto il nome della funzionaria dell'Aise incaricata del controspionaggio sulla Russia, proponendo poi ai servizi di Mosca di sorvegliarla.

A chiudere il quadro è un altro sfogo intercettato dagli investigatori, che considerano particolarmente significativo. «In 12 anni migliaia di informazioni - si lamenta nel soliloquio che lo incastra - non mi avanzano nemmeno i soldi per il caffè. A volte prima mi portavate a pranzo. Io mi sono stufato. Possono anche venirvi incontro, ma siete dei poveracci». Proprio queste parole, insieme ai documenti e agli incontri monitorati, rappresentano uno degli elementi centrali dell'inchiesta che ricostruisce oltre dieci anni di presunta attività di spionaggio a favore della Russia.

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