Omicidio di Cinzia Pinna: Emanuele Ragnedda chiede la giustizia riparativa, il giudice dice no
L’udienza preliminare proseguirà il 17 luglio con la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio
Palau Slitta a venerdì prossimo 17 luglio la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio per Emanuele Ragnedda, l’imprenditore di Arzachena accusato di aver ucciso con tre colpi di pistola al viso la 33enne di Castelsardo, Cinzia Pinna. Nell’udienza preliminare di oggi 13 luglio, celebrata davanti alla gup Federica Distefano, i difensori dell’imputato, gli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta, hanno sollevato diverse eccezioni, tutte rigettate dalla giudice. In particolare, è stata rigettata la richiesta di accesso alla giustizia riparativa presentata dai legali. La gup ha sentito in aula il padre, la madre e la sorella della vittima che, in lacrime, hanno detto no alla richiesta dell’imputato. Si sono costituiti parte civile con gli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu, oltre ai genitori e alla sorella, anche sei zii.
Al termine dell’udienza preliminare, i difensori di parte civile hanno rilasciato questa dichiarazione: «Anche a nome dei familiari di Cinzia Pinna, vogliamo ringraziare gli investigatori tutti: dai pubblici ministeri alle forze dell’ordine che sono state impegnate in questa vicenda, per la tempestività e l’accuratezza dell’ingentissimo lavoro svolto ed anche per la sensibilità con la quale si sono relazionati con i nostri clienti, soprattutto nelle fasi più drammatiche: dalla scomparsa fino alle esequie. Ringraziamo anche Voi per aver rispettato la volontà dei familiari di Cinzia di vivere privatamente il loro dolore e siamo certi che continuerete in questa direzione». Si è costituito parte civile con gli avvocati Nicoletta e Maurizio Mani, anche Luca Franciosi, vittima di calunnia per essere stato inizialmente indicato falsamente da Ragnedda come la persona che lo aveva aiutato a nascondere il cadavere e a far sparire effetti personali della giovane. Emanuele Ragnedda è accusato di omicidio volontario aggravato da crudeltà, motivi abbietti e sevizie, occultamento di cadavere, calunnia e cessione di cocaina. (t.s.)
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