Omicidio di Cinzia Pinna, il pm chiede il rinvio a giudizio di Ragnedda: «Voleva annientare la vittima»
Udienza fiume davanti al gup del tribunale di Tempio, parlano i difensori
Tempio Davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Tempio, il pubblico ministero Noemi Mancini ha chiesto il rinvio a giudizio di Emanuele Ragnedda, l’imprenditore 42enne di Arzachena accusato di aver ucciso con tre colpi di pistola in pieno viso la 33enne di Castelsardo, Cinzia Pinna, la notte tra l’11 e il 12 settembre nella tenuta di Conca Entosa, a Palau.
Lungo e pesante l’elenco delle accuse: Ragnedda, reo confesso, deve rispondere di omicidio volontario aggravato da motivi abietti e dall’aver adoperato sevizie e crudeltà alla persona, di aver occultato il cadavere di Cinzia Pinna, di calunnia nei confronti di un suo giovane amico, Luca Franciosi, e di cessione di cocaina. In altre parole, per la Procura di Tempio, Ragnedda avrebbe sparato e ucciso Cinzia Pinna, approfittando del suo stato di inferiorità psicofisica dovuto all’assunzione di alcol e cocaina, e lo avrebbe fatto non per difendersi da una sua aggressione, ma «con chiara volontà di sopraffazione e annientamento nei confronti della vittima».
L’imprenditore ha sempre sostenuto di aver reagito a un’aggressione della ragazza che l’avrebbe ferito con un coltello. Una tesi sostenuta nel corso dell’udienza preliminare dai suoi difensori, gli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta. Ragnedda dal 24 settembre 2025, giorno in cui ha confessato il delitto, si trova in carcere a Bancali.
I genitori e la sorella di Cinzia Pinna, ma anche sei zii della vittima, si sono costituiti parte civile con gli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu. Parte civile anche Luca Franciosi, vittima di calunnia per essere stato inizialmente indicato falsamente da Ragnedda come la persona che lo aveva aiutato a nascondere il cadavere. Franciosi è assistito dagli avvocati Nicoletta e Maurizio Mani.
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