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Olbia
Il caso

Gallura, i pescatori contro i party nelle aree protette: «Le regole valgono solo per noi»

di Lorenzo Musu
Gallura, i pescatori contro i party nelle aree protette: «Le regole valgono solo per noi»

Il Consorzio di Golfo Aranci chiede leggi e sanzioni uguali per tutti

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Golfo Aranci Chi fa festa in barca all’interno di un’area marina protetta si becca 459 euro di multa, mentre un ormeggio abusivo lungo le coste può costarne solo duecento. Se invece un pescatore butta l’amo dieci metri oltre il limite consentito, va incontro a un verbale da duemila euro. Nel nord Sardegna il caso è ormai scoppiato: è quello della disparità delle sanzioni in mare. È soprattutto dopo i party illegali immortalati attorno all’isola di Mortorio – con il mare trasformato in una sorta di discoteca galleggiante – che arrivano nuove richieste di cambiamento. Servirebbe un confronto tra istituzioni e realtà marittime locali e a sollecitarlo, adesso, è il Consorzio dei pescatori di Golfo Aranci, nato nei mesi scorsi con l’obiettivo di tutelare e valorizzare la tradizione della pesca in paese.

«La situazione sta degenerando, le normative sono impari» sostiene Andrea Viola, presidente del consorzio golfarancino. Le sanzioni per la pesca irregolare vanno dai mille ai seimila euro, ma in genere la cifra si aggira attorno ai duemila euro con sequestro di attrezzi, pescato e persino il ritiro della licenza. «Ciò che accade penalizza il settore – prosegue Viola –. Chi sfreccia o sosta con la propria imbarcazione non deve sottostare a regole stringenti, mentre i pescatori devono stare ben attenti a non entrare nel miglio dalla costa. Nel nostro caso si deve anche pescare fuori dall’area dove transitano le navi per Olbia». Il presidente del consorzio ha già chiesto l’intervento della Capitaneria di porto per affrontare il problema. Secondo Viola il mare della Sardegna dovrebbe essere conosciuto per la propria bellezza e anche per le persone che lo vivono, a cominciare dai pescatori. «Subiscono di tutto: tracciamento, gps, controlli a non finire. Sembrano i delinquenti del mare – aggiunge Viola –. Poi arrivano i cafoni in gommone o su uno yacht: distruggono le coste, creano danni enormi e pagano solo cinquanta euro di multa. Meno di un parcheggio».

Le conseguenze ambientali a lungo termine sono inevitabili. Intanto, nel breve periodo, preoccupano le normative. «Le regole delle aree marine protette – afferma il presidente – non tutelano gli operatori. Invece chi organizza una festa in barca con la musica a tutto volume, all’interno di un parco naturale, si becca una multa di soli 459 euro. Più o meno il costo di una bottiglia di champagne. È una barzelletta». Insomma, secondo Andrea Viola servirebbero risposte concrete e immediate per arginare l’assalto dei cafoni del mare attraverso regole ben precise e sanzioni molto più salate. La presenza di imbarcazioni in aree vietate, inoltre, è diventato un problema anche per chi desidera semplicemente fare un bagno. «Con le decisioni che arrivano dall’alto – sostiene il presidente del consorzio dei pescatori –, dalla normativa dell’Unione europea, purtroppo i politici locali possono fare ben poco». Allo stesso tempo, però, si può almeno cominciare a tracciare una nuova strada. «È necessaria una proposta di legge che modifichi le sanzioni e permetta il controllo preventivo – conclude Viola –. Nel dettaglio, qui, servono le boe che limitino l’accesso a Mortorio. A Tavolara, per fattori certo differenti, queste infrazioni non avvengono».

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