Barelle nei corridoi e posti letto esauriti, gli ospedali di Sassari e Cagliari al collasso: cosa sta succedendo
I sindacati: «A rischio qualità dell’assistenza e sicurezza di pazienti e operatori»
Sassari Barelle nei corridoi, posti letto insufficienti e personale costretto a lavorare in condizioni sempre più difficili. È un quadro di forte pressione quello che sta interessando gli ospedali sardi, le ultime segnalazioni riguardano in particolare il pronto soccorso del Santissima Trinità di Cagliari e diversi reparti del Santissima Annunziata di Sassari. Una situazione che rischia di trasformare l’emergenza in una condizione ordinaria, con ricadute sulla qualità dell’assistenza, sulla sicurezza e sulla dignità dei pazienti.
Al Santissima Annunziata di Sassari i numeri fotografano una realtà particolarmente critica: dieci pazienti in barella in Medicina interna, che si aggiungono ai 21 posti letto già occupati, altri otto in Patologia medica e sette in Geriatria. Barelle allineate nei corridoi, una davanti all’altra, lungo le pareti dei reparti. Non è soltanto una questione di posti letto insufficienti ma di pazienti che affrontano la malattia in un ambiente inevitabilmente affollato, con una privacy ridotta e spazi che non sembrano più quelli di un luogo destinato alla cura.
Una condizione che inevitabilmente rischia di incidere sulla dignità stessa della persona malata. La Cisl Fp di Sassari parla apertamente di un problema diventato strutturale. «Quando una situazione si ripete con questa frequenza non possiamo più definirla un’emergenza – dice il segretario generale Antonio Monni – Assistere pazienti nei corridoi e sulle barelle non può diventare la normalità di un ospedale. È una condizione che incide sulla dignità delle persone, sulla qualità dell’assistenza, sul rischio clinico e sulla sicurezza di pazienti e operatori».
A rendere ancora più delicato il quadro è il fatto che alcuni reparti, sostiene il sindacato, «lavorano già con una dotazione effettiva di posti letto superiore a quella formalmente accreditata». Aggiungere ulteriori pazienti significherebbe aumentare attività assistenziali, terapie e sorveglianza senza un adeguamento proporzionato degli spazi, delle dotazioni e del personale. E proprio il personale è uno degli altri punti critici. I turni vengono frequentemente modificati e riorganizzati per garantire la continuità dell’assistenza, mentre gli operatori lavorano sotto una pressione costante.
A questo si aggiunge, secondo la Cisl Fp, la carenza di operatori socio-sanitari, che in diversi casi porta gli infermieri a farsi carico anche di attività assistenziali e igienico-sanitarie normalmente affidate al personale di supporto. «Non siamo davanti soltanto a un problema di demansionamento e di mancata valorizzazione delle competenze professionali – sottolinea il segretario territoriale Gianmario Sardu – È soprattutto una questione di sicurezza». Il ragionamento è diretto: se un infermiere deve dedicare parte del proprio turno alle attività che dovrebbero essere svolte dagli Oss, quel tempo viene inevitabilmente sottratto alle terapie, alla sorveglianza clinica, alla pianificazione e alle altre funzioni proprie della professione infermieristica. «Il personale non può continuare a essere l’ammortizzatore delle criticità organizzative».
Infermieri, Oss, tecnici sanitari e tutti gli altri professionisti continuano ogni giorno a garantire l’assistenza, ma secondo il sindacato esiste un limite oltre il quale vengono messi in discussione la qualità delle cure, la sicurezza dei pazienti e la tutela degli stessi operatori. La questione non può però essere ricondotta a una responsabilità della sola Aou. Il sovraffollamento viene descritto come il sintomo di una difficoltà più ampia, che coinvolge l’intero sistema sanitario regionale. Da qui la richiesta di una maggiore integrazione tra Aou, Asl e servizi territoriali e di una regia regionale che redistribuisca i carichi assistenziali e utilizzi in maniera coordinata i posti letto. Una programmazione diversa, in sostanza: posti letto, dimissioni, percorsi di presa in carico e procedure condivise da attivare prima che la pressione arrivi al limite.
Una situazione per molti aspetti analoga viene segnalata anche a Cagliari, al Santissima Trinità, dove ieri mattina erano 21 i pazienti al pronto soccorso in attesa di essere ricoverati. Pazienti già visitati che, secondo il Nursing Up, rimangono in boarding in attesa del trasferimento nei reparti di destinazione. Con «infermieri, medici e Oss allo stremo, tempi di attesa lunghi e pazienti esasperati che se la prendono con il personale» spiegano Andrea Cattarin e Marino Vargiu, dirigenti del Nursing Up di Cagliari. Il nodo, anche in questo caso, viene individuato nella disponibilità di posti letto nei reparti e nella capacità del territorio di assorbire la domanda assistenziale. «Riconosciamo l’ottima professionalità e l’impegno di tutto il personale e del Coordinamento di reparto e aziendale ma non è sufficiente per la risoluzione della crisi. Occorre attivare le misure previste dal Piano regionale per la gestione del sovraffollamento e un intervento dell’assessorato alla Sanità». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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