La Nuova Sardegna

Olbia

Mala sanità

Da quattro anni attende l’operazione che può cambiargli la vita: l'odissea di Maurizio Savigni

di Giuseppe Pulina
Da quattro anni attende l’operazione che può cambiargli la vita: l'odissea di Maurizio Savigni

Il giovane di Calangianus racconta il suo calvario cominciato alla nascita con una malformazione

3 MINUTI DI LETTURA





Calangianus Definirlo un calvario non sarebbe un’esagerazione. Sconfortato e amareggiato, prova anche a scherzarci sopra, dicendo di poter entrare presto nel Guinness dei primati più tristi perché pochi come lui potrebbero essere in attesa di un intervento chirurgico da così tanto tempo.

Per la precisione, quattro anni. Non pochi per un ragazzo di 26 anni come Maurizio Savigni, giornalista e blogger gallurese, titolare insieme al padre Mario di Canale48 Web tv, con una piattaforma sociale tra Facebook e Instagram seguita da 55mila persone. Maurizio, che ha dimostrato anche in altre occasioni di avere coraggio da vendere, ha deciso di rendere nota la sua storia, vincendo quel riserbo che sempre si prova quando l’argomento in discussione è la salute personale.

Nato con una labiopalatoschisi destra (una malformazione), è stato operato quando aveva pochi mesi di vita all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, struttura che segue il suo caso sin da quando, in sostanza, è venuto al mondo. «Oltre agli esiti della schisi – racconta Maurizio, che conosce alla perfezione la sua anamnesi – presento una malocclusione dento-scheletrica di terza classe, con morso inverso. Per correggerla, insieme alla rarefazione ossea causata dalla schisi, è necessario un intervento di chirurgia maxillofacciale con avanzamento della mascella di circa 1,5 centimetri (forse anche con innesto osseo), preceduto da un lungo percorso ortodontico».

Il percorso ha avuto inizio 10 anni fa. «Per circa 7 anni, ogni 35 giorni circa, ho affrontato viaggi, visite e cure, compreso un trattamento ortodontico prechirurgico a pagamento, mediante installazione di un apparecchio dentale, espansore, estrazione di denti e numerosi esami, tra cui tac, scansioni 3D del volto e impronte dentali. Il tutto è stato obbligatorio e propedeudico, essendo parte del percorso che si conclude con l’intervento chirurgico maxillofacciale». Maurizio ha fiducia nello staff che lo segue. È a questo che ha affidato la soluzione del problema che lo tormenta. Nel 2022 il percorso ortodontico si conclude e Maurizio è pronto per l’operazione, che deve essere eseguita presso la sede del Bambin Gesù del Gianicolo, diversa da quella di via Baldelli, dove non si eseguono interventi chirurgici. «L’intervento viene fissato per il 20 ottobre 2022. Dieci giorni prima, però, l’operazione viene annullata. Da quel momento non mi verrà più assegnata alcuna nuova data. Nonostante numerosi solleciti via email alla segreteria, all’Ufficio Relazioni con il Pubblico e agli stessi chirurghi, ricevo risposte evasive del tipo “si gira per competenza”, ma nessuna data».

Nell’ottobre 2023 viene richiamato per nuove Tac, visite e un incontro con il chirurgo. Il risultato è terribile. «Mi viene detto che, essendo ormai adulto, non avrei avuto una particolare precedenza in graduatoria. Una situazione paradossale, considerando che a mio padre era stato prospettato che il percorso sarebbe terminato entro i miei 23 anni. Così, nel maggio 2025, dopo ulteriori solleciti, torno nuovamente presso la struttura. Mi viene applicato un dispositivo ortodontico per bloccare l’arcata superiore. Il dentista mi chiede di comunicarne l’applicazione all’équipe chirurgica. Ricomincia il silenzio: email con la solita risposta e telefonate alle quali segue soltanto un “le farò sapere”. Lo stesso dentista, ormai esasperato, si è offerto di cercare una soluzione presso altre strutture, ma cambiare significherebbe ricominciare visite, valutazioni e liste d’attesa, con il rischio concreto di perdere altri anni».

Anni preziosi, soprattutto quando ti trovi in un periodo in cui la vita dovrebbe sorriderti più generosamente. «La mia vera vita non è ancora iniziata. Ho problemi a parlare, faccio tanta logopedia da solo. Devo aiutarmi con i gesti e concentrare la respirazione. Mangio poche cose, solo morbide e sono schifezze. Ho un menù ristretto di cibi a causa di apparecchio ed espansore. E poi c’è la carenza di autostima per la condizione fisica invalidante, perché l’aspetto fisico condiziona nelle relazioni sociali».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Previsioni

Meteo, l’estate entra in crisi: arriva il fronte atlantico – Quanto caleranno le temperature e da quando

di Redazione Web
Le nostre iniziative