I bambini e le insidie del digitale: solo la metà dei genitori utilizza il “parental control”
L’indagine di Eurispes in nove Comuni della Gallura
Tempio A parteciparvi sono stati soprattutto insegnanti ed educatori. A far sentire la loro limitata presenza sono stati invece genitori e amministratori locali. Hanno avuto, comunque, ragione i tanti che hanno preso parte al convegno organizzato da Eurispes per la presentazione dei dati di un’indagine-questionario sul rapporto tra bambini e nuove tecnologie che ha coinvolto diverse centinaia di famiglie dei 9 Comuni galluresi del Plus: oltre a Tempio, capofila del progetto, Aggius, Aglientu, Badesi, Bortigiadas, Calangianus, Luogosanto, Luras e Trinità d’Agultu. I dati emersi dalla ricerca dicono molto sul modo in cui nelle diverse famiglie viene curato l’approccio dei più piccoli (in questo caso, bambine e bambini di età non superiore ai 6 anni) alla strabordante offerta di servizi e prestazioni che il mondo digitale è in grado di offrire anche a loro.
Che il quadro emerso non sia dei più incoraggianti lo si è capito, ad esempio, dal ricorso che le famiglie fanno del “parental control”, sistema con il quale si possono filtrare contenuti digitali e televisivi: a impiegarlo sistematicamente è il 50% del campione; il 34,7% non ne ha invece mai fatto uso. Un dato che fa capire quanto l’approccio e il dosaggio graduale delle nuove tecnologie nella vita dei bambini non siano, purtroppo, per molti adulti una vera esigenza educativa. A fornire e presentare i tanti dati emersi dall’indagine di Eurispes in collaborazione con il Coordinamento pedagogico 0-6 Plus Tempio, realizzata con il contributo della Regione, sono state tre esperte di media education, pedagogia e sociologia. Il Comune di Tempio è stato rappresentato dalle due consigliere Edvige Baldino e Brunella Dettori, entrambe con deleghe (legalità e dipendenze) che incrociano in pieno il mondo dell’educazione. Prima dei loro saluti istituzionali, ha preso la parola Gerolamo Balata, direttore di Eurispes Sardegna, che ha ricordato come l’Istituto dedichi ormai da anni un’attenzione costante all’infanzia e all’adolescenza e, più in generale, ai giovani dell’isola.
Il nuovo studio sul rapporto tra prima infanzia e digitale arricchirà ora il lungo elenco di ricerche già realizzate. Ma che cosa è emerso dalla presentazione dei dati dell’indagine? Quali indicazioni sono state tratte? Barbara Pala, pedagogista e referente del Plus, ha fatto presente quanto sia importante individuare e prevenire i sintomi di disagio prima che si trasformino in vere e proprie emergenze, una delle quali sarebbe la povertà educativa digitale. Fulvia Romanino, sociologa e collaboratrice di Eurispes, ha proposto una lettura analitica dei dati da cui sono venute fuori informazioni molto interessanti, rivelatrici anche di tendenze più generali: la prevalenza dello smartphone come dispositivo impiegati dagli adulti tra quelli più accessibili ai bambini; l’uso maggioritario della smart tv per via della sua facilità d’accesso; la concentrazione oraria soprattutto di sera e pomeriggio, quando i bambini sono a casa e gli adulti sono forse impegnati in più faccende.
Dall’intervento di Benedetta Uda, media educator e collaboratrice del Cremit della Cattolica di Milano, sono venuti fuori tanti spunti interessanti per la progettualità in ambito scolastico, e questo perché il digitale deve essere soprattutto una risorsa e uno strumento di cui accortamente servirsi. Funge, ad esempio, da ponte intergenerazionale, perché è un mondo di conoscenze e competenze che i più giovani possono trasmettere a chi è più avanti negli anni. Le nuove tecnologie dovrebbero poi essere vissute come un elemento quasi ordinario del quotidiano, assumendo così una funzione non esagerata. «Servirebbe infine – ha dichiarato la media educator – un digitale gentile, che si adatti al bambino e che non pretenda l’opposto, integrandosi con gradualità nel quotidiano reale dei bambini. Nell’azione di accompagnamento si può poi instaurare una condizione sintonica tra bambino e adulto».
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