Olbia, nuova ferrovia per l’aeroporto: i giudici dicono sì agli espropri
Il Consiglio di Stato respinge l’appello dei proprietari dei terreni. Resta il nodo delle risorse
Olbia La battaglia giudiziaria sul collegamento ferroviario tra la stazione Olbia-Terranova e l’aeroporto Costa Smeralda si chiude con una sentenza favorevole a Rfi-Rete ferroviaria italiana. Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello presentato dai proprietari dei terreni interessati dagli espropri, confermando la decisione del Tar Sardegna del febbraio 2026. Un passaggio importante per un’opera strategica da 231 milioni di euro, il cui futuro è tornato al centro del confronto istituzionale dopo il sopralluogo della Regione nel cantiere di poche settimane fa. Il 30 settembre l’assessora regionale ai Trasporti, Barbara Manca, il presidente della Commissione Trasporti, Roberto Li Gioi e il vicepresidente Giuseppe Meloni hanno verificato direttamente lo stato degli interventi insieme ai rappresentanti di Rfi, dell’impresa esecutrice e al sindaco Settimo Nizzi. L’obiettivo è accelerare la realizzazione del collegamento, dopo i ritardi accumulati e il cambio dell’impresa impegnata nei lavori. La data di attivazione è ormai slittata al 2029, tre anni oltre il termine originario del 2026. La Regione ha chiesto garanzie sulla prosecuzione del cantiere e sul rispetto del nuovo cronoprogramma. Sul tavolo resta anche il tema delle coperture finanziarie, dopo la conclusione della finestra temporale del Pnrr.
La sentenza
Sul fronte giudiziario, il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità degli atti contestati da un gruppo di proprietari delle aree attraversate dall’infrastruttura. La controversia riguardava soprattutto la sistemazione della viabilità provinciale Olbia-Loiri, destinata a essere modificata per consentire il passaggio della ferrovia. I ricorrenti avevano proposto soluzioni alternative, ritenute meno invasive per le proprietà private e potenzialmente più convenienti sotto il profilo economico. Secondo Rfi e Italferr, però, quelle ipotesi non erano tecnicamente praticabili a causa delle condizioni di rischio idrogeologico previste dal Piano di assetto idrogeologico allora vigente. La successiva modifica del Pai di Olbia, approvata a fine 2024, aveva spinto i proprietari a chiedere una nuova valutazione. Ma per i giudici la legittimità del progetto deve essere verificata sulla base delle condizioni esistenti al momento della sua approvazione. Le modifiche intervenute successivamente possono eventualmente giustificare nuovi approfondimenti tecnici, senza rendere illegittimi gli atti precedenti. Respinte anche le contestazioni relative alle comunicazioni sugli espropri e la richiesta di una verifica tecnica per confrontare le diverse soluzioni progettuali. Il Consiglio di Stato ha ribadito che la scelta tra alternative infrastrutturali rientra nella discrezionalità dell’amministrazione, salvo evidenti irregolarità o irragionevolezze, non riscontrate nel caso in esame.
Il nodo del cantiere
Superato questo passaggio, l’attenzione si concentra sull’avanzamento dell’opera. Il progetto prevede circa 3,4 chilometri di nuova ferrovia, un viadotto di 900 metri, una galleria di 400 metri e una stazione di testa a servizio dell’aeroporto, collegata al terminal passeggeri. L’appalto, inizialmente affidato alla Manelli Impresa, è passato alla Cmc attraverso un contratto di affitto di ramo d’azienda. Durante il sopralluogo regionale, la nuova impresa ha rassicurato sulla prosecuzione degli interventi, mentre l’assessora Manca ha confermato l’immediata attivazione di un monitoraggio costante dei lavori. Resta da chiarire il quadro definitivo delle risorse necessarie a completare un'infrastruttura considerata fondamentale per integrare il sistema ferroviario sardo con il principale aeroporto del Nord Sardegna. La sentenza del Consiglio di Stato, da parte sua, elimina un elemento di incertezza giuridica, ma la vera partita si gioca ora sul terreno operativo. Dopo anni di progetti, ricorsi e rallentamenti, il territorio attende una risposta concreta.
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