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Olbia

La storia

Olbia, la comunità Arcobaleno da 44 anni contro la droga. Don Raffatellu: «Vale la pena lottare»

di Stefania Puorro

	Don Andrea Raffatellu ha fondato la comunità Arcobaleno nel 1982
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Don Andrea Raffatellu ha fondato la comunità Arcobaleno nel 1982

Nella struttura di Maltana, nata nel 1982, adesso ci sono 18 persone che seguono un percorso per liberarsi dalle dipendenze

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Olbia «Se anche uno solo ce la fa, vale la pena lottare». È la convinzione che guida don Andrea Raffatellu da 44 anni, da quando ha dato vita alla comunità terapeutica pedagogica Arcobaleno. Da allora sono passate dalla struttura circa mille persone, mentre i colloqui con chi ha cercato aiuto sono stati migliaia. Tra i 150 e i 200 sono coloro che si sono lasciati alle spalle la dipendenza. Non sono numeri che raccontano solo le difficoltà di questa battaglia, ma anche la ragione per cui don Andrea non ha mai smesso di combatterla. Giovedì scorso, 29 ottobre, ha festeggiato 49 anni di sacerdozio e continua a stare accanto a chi cerca una via d'uscita dalla dipendenza.

La storia dell'Arcobaleno inizia nel 1982, in un piccolo spazio della parrocchia della Sacra Famiglia. Poi il trasferimento in via Ponchielli, quindi a Porto Istana e, infine, l'arrivo a Maltana, dove la comunità ha trovato la sua sede definitiva, in un'area verde trasformata e curata nel tempo. Un cambiamento continuo, accompagnato da persone che hanno creduto nel progetto. Come Rita Tamponi, vicepresidente e volontaria da 40 anni, e Antonello Fiumene, braccio destro di don Andrea.

In questo momento la comunità ospita 18 uomini, ma può accoglierne fino a 25. «Il programma dura almeno un anno e mezzo, ma può andare avanti più a lungo. Non ci sono tempi uguali per tutti e non ci sono ricette – spiega don Raffatellu –. Ognuno deve trovare la propria strada, anche perché le difficoltà da affrontare non sono più quelle di un tempo. In 44 anni è cambiato profondamente il mondo delle dipendenze: quando siamo partiti, il problema principale era l'eroina. Oggi ci sono la cocaina e il crack, sostanze che hanno conseguenze profonde sulla vita delle persone. Non ci sono solo coloro che vivono ai margini e che si incontrano nelle piazze. Molti lavorano, conducono una vita apparentemente normale. E spesso arrivano a chiedere aiuto quando la situazione è già molto compromessa».

Anche l'attenzione della società, secondo il sacerdote, non è più la stessa. «Una volta il problema era sotto gli occhi di tutti, oggi tante situazioni restano nascoste, dentro le famiglie. Ma la dipendenza continua a distruggere relazioni, a compromettere il lavoro e la possibilità di costruirsi un futuro. E non c'è soltanto la sostanza da cui liberarsi. Ci sono fragilità, solitudini, problemi personali e familiari. Per questo non si può affrontare ogni situazione allo stesso modo».

A Maltana il recupero passa soprattutto dalla vita di tutti i giorni. «Qui ci sono regole, orari, responsabilità. Ognuno deve imparare a fare la propria parte e a rispettare gli altri. La giornata comprende i laboratori di falegnameria e di lavorazione del ferro, gli orti, la serra, la cura degli spazi verdi e le attività comuni. Ci sono gli incontri di gruppo, i colloqui individuali e il lavoro con la psicologa. Bisogna ritrovare la fiducia in se stessi, imparare a vivere con gli altri e riconquistare l'autonomia necessaria per affrontare la vita fuori dalla comunità».

La struttura è una casa, prima ancora che un luogo in cui seguire un programma di recupero. Don Andrea condivide con gli ospiti anche i momenti dei pasti, mantenendo un rapporto diretto. Nel tempo è cambiata anche l'organizzazione: agli inizi il lavoro si basava sul volontariato, mentre oggi si deve avere personale qualificato, anche per rispondere ai requisiti dell'accreditamento. «Il volontariato resta importante, ma deve affiancarsi alle competenze degli operatori».

Don Andrea Raffatellu conosce bene il peso delle ricadute e le difficoltà di chi, dopo un periodo di recupero, torna a confrontarsi con la quotidianità. «Non tutti i percorsi finiscono bene. Ci sono persone che ce la fanno e altre che hanno bisogno di ricominciare più volte. Non si può pensare di cancellare in poco tempo anni di dipendenza. E ogni ritorno alle vecchie abitudini può mettere alla prova anche i risultati raggiunti». Dal 1982 don Andrea ha ascoltato migliaia di racconti, accompagnato partenze e affrontato ritorni. «Alcuni sono rimasti pochi mesi, altri hanno completato il programma, altri ancora hanno dovuto fare diversi tentativi. Non si può mai sapere come andrà a finire una storia, ma non bisogna smettere di dare una possibilità a chi arriva qui. È questo che mi dà la forza di continuare».

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