Impianto non invasivo di protesi d’anca: la tecnica innovativa di un ortopedico nuorese
Serafino Carta: «Riusciamo a dimettere il paziente dopo due o al massimo tre giorni»
Nuoro «La gestione delle liste di attesa per le procedure chirurgiche rappresenta un nodo cruciale». Così Serafino Carta, medico chirurgo ortopedico e traumatologo nuorese che opera a Siena, attualmente anche docente presso la Scuola di Specializzazione di Ortopedia dell’Università di Siena.
Dottor Carta, molti pazienti sardi scelgono ancora di viaggiare fuori dall’isola per interventi ortopedici importanti.
«È probabile che la disponibilità di eccellenze sul territorio frenerebbe questa fuga senza considerare l’ulteriore vantaggio rappresentato dall’impatto positivo che questa strategia avrebbe sulla formazione dei nuovi specializzandi in Sardegna, risultando oltretutto anche una potenziale attrattiva per gli stessi sardi».
Lei è l’ ideatore dell’approccio “Aldi”, una tecnica chirurgica mininvasiva all’avanguardia, utilizzata per l’impianto di protesi d’anca. In cosa consiste questa nuova tecnica?
«Si tratta di un accesso chirurgico per via anteriore all’anca con il paziente posizionato sul proprio fianco. Si è quindi andati a riscoprire un vecchio accesso chirurgico per drenare gli ascessi che coinvolgevano l’articolazione dell’anca. L’Aldi nasce nel 2007, ricorrendo a una semplice originalità, che consiste nel posizionamento del paziente su un lato. Quest’ultima modalità è comune a tutti gli accessi tradizionali all’anca ma nessuno l’aveva associata all’utilizzo dell’accesso anteriore che veniva impiegato con il paziente sdraiato sulla schiena. È stato così possibile eliminare le difficoltà nella mobilizzazione dell’arto inferiore durante l’intervento, riducendo drasticamente le tensioni muscolari».
Quali sono i benefici clinici più evidenti che riscontra nei pazienti?
«I vantaggi clinici correlati a questa tecnica sono legati all’assenza di danni a carico delle strutture muscolo tendinee con conseguente riduzione del sanguinamento durante l’intervento operatorio e del dolore post operatorio. Attualmente i pazienti che subiscono un intervento di protesizzazione dell’anca con tecnica Aldi vengono dimessi in seconda o terza giornata e risultano autonomi nelle attività quotidiane».
Cosa direbbe oggi a un giovane che vuole intraprendere la strada della chirurgia ortopedica in Sardegna?
«Partendo dalla esperienza nel mio percorso formativo personale e valutando anche l’esperienza come docente e tutor nella scuola di specializzazione di ortopedia dell’università di Siena, il consiglio che do agli specializzandi con i quali lavoro quotidianamente è di partire dalle domande che la realtà ci pone davanti tutti i giorni nel nostro lavoro. Il confronto con i colleghi, anche più giovani ed inesperti, è sempre utile perché stimola il ragionamento e permette di scoprire tante possibilità. Un altro elemento fondamentale è rappresentato dal rapporto con i pazienti, ai quali bisogna saper illustrare e spiegare nel dettaglio sia la diagnosi che la terapia».
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