La Nuova Sardegna

Liberiamoci dalla plastica: dipende da noi

Alfredo De Girolamo
Liberiamoci dalla plastica: dipende da noi

Nel mare galleggiano 15 milioni di chilometri quadrati di rifiuti. L'Europa ha vietato i prodotti usa e getta ma è inutile se non collaboriamo tutti

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Da anni ormai sappiamo che una delle principali minacce ambientali presenti sul nostro Pianeta è la massiccia presenza di plastica in mare. Sappiamo che in media ogni anno otto milioni di tonnellate di questo materiale finiscono per essere sversate negli oceani, contribuendo ad aumentare le superfici delle tante isole di plastica presenti nelle acque di tutto il mondo, alcune delle quali sono ormai grandi come vere e proprie nazioni. Il primo di questi agglomerati, scoperto quasi venti anni fa nel Pacifico nord-orientale da un velista impegnato in una traversata tra la California e le isole Hawaii, ricopre una superficie di 8 milioni di chilometri quadrati. Per intendersi, gli Stati Uniti d'America si estendono per circa 10 milioni di km². E non è la sola isola di plastica.

Tra le tante, meritano una citazione quella nel nord dell'Atlantico, che sfiora i 4 km² di superficie, e quella tra India e Madagascar, che ne misura 2. Contando altri agglomerati minori, gli oceanografi stimano che circa 15 milioni di km² delle acque del globo siano occupate dalle fluttuanti isole di plastica.

E in Italia? Ad illustrare meglio la situazione arrivano i risultati dell'ultimo monitoraggio sul tema effettuato da ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell'Ambiente, e SNPA, il Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente, nell'ambito del progetto europeo MEDSEALITTER. La ricerca, effettuata nel periodo 2017 e 2018, ha stabilito che ben il 7 per cento degli otto milioni di plastica gettata in mare ogni anno, finisce nelle acque del Mediterraneo. Un dato che in termini di quantità, significa che il 77 per cento dei rifiuti presenti nelle acque italiane è composto dalla plastica, e che ogni zona di mare italiano è colpita, a più livelli, da questa piaga: le acque siciliane confermano la loro collocazione tra le discariche sottomarine più grandi visto che sono stati rinvenuti 786 oggetti di plastica, per un peso complessivo superiore ai 670 chilogrammi, mentre i 403 oggetti in plastica trovati nelle 99 cale della Sardegna ammontano a quasi 90 kg. Nei fondali rocciosi, da 20 ai 500 metri di profondità, il primato della concentrazione più elevata di rifiuti per ettaro va al Mar Ligure, con circa 1500 oggetti, seguito dal golfo di Napoli (1200 oggetti).

Significativo anche il dato relativo alla plastica pescata dai pescherecci, 224 mezzi coinvolti nel monitoraggio dei fondali marini nel mare Adriatico dal 2013 al 2019 grazie ai progetti di ricerca europei DEFISHGEAR e MLREPAIR: ben 194 le tonnellate di rifiuti impigliate nelle reti dei pescatori, di cui 45 solo nella zona di Chioggia. Non ultimo, il dato sulle microplastiche, particelle di plastica praticamente invisibili (inferiori ai 5 millimetri), presenti in superficie che spesso finiscono per essere mangiate dai pesci che poi ci ritroviamo sulle nostre tavole: la densità media delle microplastiche è compresa tra 93 mila e 204 mila microparticelle per km².

In generale, i rifiuti in plastica più presenti in mare, per ISPRA e SNPA, sono imballaggi industriali e alimentari, buste e bottiglie di plastica, la cui densità media riportata oscilla tra i 2 e i 5 oggetti flottanti per km² nelle acque italiane. Anche in Italia dunque il problema della plastica in mare è ormai tangibile, e contribuisce ad una situazione internazionale insostenibile. L'Europa sta facendo la sua parte, avendo varato nei mesi scorsi la nuova direttiva, che vieta a partire dal 2021 piatti, posate, cannucce, aste per palloncini, bastoncini cotonati e quant'altro oggetto di consumo creato in plastica monouso. Una stretta, quella proveniente dalla Ue che, se non decisiva in modo definitivo, mira a indebolire ulteriormente il fenomeno della dispersione di plastica nell'ambiente.

Il resto dobbiamo farlo noi, semplici fruitori dei nostri territori e delle nostre acque, per contribuire ad allungare la vita del Pianeta, mantenendolo pulito. (@degirolamoa)

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