L'acqua potabile resta un sogno per metà del pianeta
Report dell'Unicef e dell'Oms: ogni anno 829mila persone muoiono per mancanza di igiene. E i numeri sono in crescita soprattutto fra i bambini
L'acqua è un bene prezioso, primario, di tutti. E' la risorsa più importante che abbiamo, non fosse altro perché la percentuale di acqua nel corpo umano è in media del 70%, con oscillazioni che variano dal 55% al 75% in base a vari fattori: peso, età, sesso, attività sportiva, alimentazione, abitudini di vita e ambiente in cui si vive. Nonostante questo, tuttavia, l'accesso all'acqua sicura, per bere e per lavarsi, non è garantito in tutto il mondo. Un allarme di fatto noto - si sa che in determinate zone del Pianeta, l'acqua rappresenta una criticità - ma ulteriormente aggravato dal rapporto "Progress on drinking water", pubblicato da Unicef e Organizzazione Mondiale della Sanità.
Lo studio, che effettua una panoramica evolutiva del servizio idrico dal 2000 al 2017, rivela dei dati sui quali è bene soffermarsi a riflettere: 2,2 miliardi di persone al mondo non dispongono di acqua potabile sicura, 3 miliardi hanno problemi ad avere acqua e sapone per lavarsi, addirittura 4,2 miliardi non possono contare su servizi igienici in sicurezza. I più a rischio sono naturalmente i bambini: ogni anno nel mondo, circa 300 mila bambini sotto i 5 anni muoiono a causa di diarrea legata a carenze idriche e igieniche. A contribuire è anche l'aumento delle guerre nei paesi più poveri: il numero di Paesi in guerra è il più alto dal 1989, anno in cui è entrata in vigore la Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, la durata dei conflitti aumenta (la durata media dei piani di risposta umanitaria è aumentata da 5 anni e 2 mesi nel 2014 a 9 anni e 3 mesi nel 2018), e l'Unicef stima che entro il 2030 l'80% dei poveri del mondo vivrà in Stati instabili e colpiti da conflitti.
Numeri impressionanti, che gravano sul bene primario, l'acqua, spesso non pulita, non sicura da bere, o troppo difficile da raggiungere. L'acqua contaminata e le scarse condizioni igienico-sanitarie sono legate alla trasmissione di malattie come colera, diarrea, dissenteria, epatite A, tifoide e poliomielite. Unicef e OMS stimano che circa 829 mila individui muoiano ogni anno per episodi di diarrea causati da acqua potabile non sicura e da scarsa igiene personale, lavaggio delle mani prima di tutto. Tuttavia, la diarrea è in gran parte prevenibile e la morte di quasi 300 mila bambini di età inferiore a 5 anni potrebbe essere evitata ogni anno se questi fattori di rischio fossero affrontati. Dove l'acqua non è facilmente disponibile, le persone possono infatti decidere che lavare le mani non è una priorità, aumentando così la probabilità di diarrea ed altre malattie.La diarrea è la malattia più nota legata al cibo e all'acqua contaminati, ma esistono anche altri rischi. Nel 2017, oltre 220 milioni di persone hanno richiesto un trattamento preventivo per la schistosomiasi, una malattia acuta cronica causata da vermi parassiti e che si contrae al contatto con acqua infestata. Che è molta di più di quella che crediamo. Il futuro non appare più roseo, e nei prossimi anni metà della popolazione mondiale vivrà in aree soggette a stress idrico, e in quest'ottica il riutilizzo delle acque reflue, per recuperare acqua, sostanze nutritive o energia, sta diventando una strategia importante. Sempre più Paesi usano le acque reflue per l'irrigazione - in quelli in via di sviluppo rappresenta il 7% delle terre irrigate - e una gestione sicura di questa pratica può produrre molteplici benefici dal punto di vista idrico, non ultimo una maggiore produzione di cibo. Le opzioni per l'approvvigionamento di acqua per bere, lavarsi e l'irrigazione continueranno ad evolversi, con una crescente dipendenza dalle acque sotterranee e da fonti alternative, comprese appunto le acque reflue.
La gestione di tutte le risorse idriche dovrà essere migliorata per garantire la fornitura e la qualità, e per il bene della salute di tutti. Unicef e OMS da anni lavorano in questa direzione, dettando insieme una serie di linee guida sulla qualità delle acque in generale, da quella potabile alle acque reflue, passando per le acque di balneazione. Linee guida da seguire, guerre permettendo, per un'acqua più sicura e per garantire la vita.(@degirolamoa)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
