Fermiamoci tutti e facciamo pace con il cervello. La paura del contagio non può annacquare la lucidità L'emergenza coronavirus non può azzerare principi base. Quali il rispetto verso gli altri, la tutela della riservatezza e del dolore. Tutti abbiamo paura ma il timore, legittimo, non può sconfinare nella violazione della privacy. E tantomeno può indurre a puntare il dito contro chi ha avuto la sfortuna di ammalarsi: contrarre il virus è una sfortuna, mai potrà essere una colpa. E invece sui social è partita una vergognosa caccia all’untore. La persona positiva viene indicata con nome e cognome, nei post spunta l’indirizzo di casa, se ha un’attività commerciale ecco la foto con l’avviso: state lontano da lui-lei e dai suoi familiari. In questo cerchio mediatico della follia è finito anche un signore di Alghero. È stato accusato di avere mentito in ospedale sui contatti con parenti del Nord, Facebook ha rilanciato il nome sul citofono. Ieri nella pagina istituzionale di un Comune del centro Sardegna è comparso nome e cognome del medico e l’avviso ai pazienti: è positivo, state a casa. Qualcuno l’ha detto: il problema del mondo non è il coronavirus, ma l’ignoranza. Fermiamoci prima che diventi una pandemia.