La Nuova Sardegna

Covid e ambiente: l'aria è più pulita, quanto durerà?

Alfredo De Girolamo
Covid e ambiente: l'aria è più pulita, quanto durerà?

La crisi economica in atto rischia di aprire la strada a politiche di abbassamento dei vincoli ambientali e di un ritorno al passato

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Esiste una correlazione tra l'inquinamento ambientale e la diffusione del famigerato virus Covid19? Per mettere ordine a un dibattito pubblico spesso approssimativo, è intervenuta la Rete italiana ambiente e salute, alla quale partecipano esperti del Sistema sanitario nazionale (Ssn) e del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa), una fonte, quindi, assolutamente autorevole. Indagando su tre aspetti. Primo: il virus tende a diffondersi di più nelle aree con altro inquinamento atmosferico (PM10 e PM2.5)? Il Report è drastico nella risposta: «E' un'ipotesi che non sembra avere alcuna plausibilità biologica. Infatti, pur riconoscendo al PM la capacità di veicolare particelle biologiche (batteri, spore, pollini, virus, funghi, alghe, frammenti vegetali), appare implausibile che i coronavirus possano mantenere intatte le loro caratteristiche morfologiche e le loro proprietà infettive anche dopo una permanenza più o meno prolungata nell'ambiente outdoor». Questo non significa che livelli alti di inquinamento (come il fumo e cattive abitudini alimentari) rendano i polmoni più fragili e propensi a forme gravi di Covid19. D'altra parte, è noto che l'inquinamento atmosferico, subito dopo dieta, fumo, ipertensione e diabete è uno dei fattori di rischio più importanti per la salute e causa ogni anno 2,9 milioni di morti premature in tutto il mondo (https://www.stateofglobalair.org/report). Insomma un tema di ricerca interessante, che andrà approfondito, da sottoporre a controllo e revisione, ma che per adesso non consente di dichiarare alcuna correlazione.

Secondo: le restrizioni decise per arginare il contagio hanno prodotto una riduzione significativa dell'inquinamento atmosferico? I dati provenienti da osservazioni satellitari mostrano una chiara riduzione dei livelli di inquinamento in tutti i Paesi in lockdown. Dal 9 marzo i livelli di NO2 a Milano e in altre parti del Nord Italia sono diminuiti di circa il 40%. Occorrerà studiare meglio le ragioni di tale diminuzione delle concentrazioni, ma è plausibile una responsabilità della drastica diminuzione del traffico stradale e delle attività industriali. Di solito le crisi economiche hanno sempre prodotto una riduzione dell'inquinamento e della produzione di rifiuti, e l'emergenza coronavirus conferma questa evidenza. L'analisi dei dati potrà essere molto utile in futuro. E' evidente che non possiamo pensare di ridurre l'inquinamento con drastiche riduzioni delle attività economiche. Ma la dimensione della contrazione dell'inquinamento ci dice qualcosa di utile sui prossimi obiettivi di riduzione delle fonti inquinanti da raggiungere non augurandoci una crisi economica, ma con politiche sulla mobilità, l'uso efficiente dell'energia, le fonti rinnovabili. Un tema per tutti: la diffusione del lavoro remoto può dare un contributo importante alla riduzione degli inquinanti?

Terzo: la crisi economica da Covid19 aprirà la strada a politiche di abbassamento dei vincoli ambientali e di ritorno al passato? Il rischio c'è. L'Agenzia per la protezione dell'ambiente statunitense (EPA) ha annunciato giovedì 26 marzo 2020 un ampio rilassamento dei requisiti di conformità ambientale in risposta alla pandemia di coronavirus: la sospensione dei requisiti di monitoraggio ambientale consente a centrali elettriche, petrolchimici ed altri impianti industriali di autodeterminare la loro capacità di soddisfare i requisiti di legge per quanto riguarda inquinamento dell'aria e dell'acqua. Questa decisione ha destato grande preoccupazione per gli effetti sulla salute pubblica del potenziale rilascio di inquinanti atmosferici tossici che aggravano l'asma, le difficoltà respiratorie e i problemi cardiovascolari nel bel mezzo di una pandemia che può essa stessa causare una grave insufficienza respiratoria. Sarà estremamente importante dunque mantenere alto il livello di vigilanza del rispetto della sostenibilità ambientale degli interventi economici e sociali che verranno messi in atto nella fase post pandemia, anche in Italia. (@degirolamoa)

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