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Assalto ai lingotti d’oro, la banda era in partenza ma un funerale in paese fece saltare il colpo – Il retroscena

Assalto ai lingotti d’oro, la banda era in partenza ma un funerale in paese fece saltare il colpo – Il retroscena

Il commando era pronto, ma a far annullare tutto è stato Antonio Luigi Mulvoni, a causa del decesso di una parente

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Sassari Ci sono rapine che si infrangono contro un posto di blocco della polizia, e altre, più sarde, che saltano per un lutto in paese. Perché in Barbagia e nel Campidano non si comanda alla morte, e se muore una zia, i lingotti d’oro possono anche aspettare.

È il 26 maggio 2026. La banda è pronta. I dieci veicoli rubati sono stati appena nascosti nelle campagne. Il commando ha le schede criptate, i piani millimetrici, la bava alla bocca per un carico da trenta chili d’oro. Manca solo l’ultimo tassello: l’ora X.

Ma alle 8.51 del mattino, il piano va in frantumi. A far saltare il banco è Antonio Luigi Mulvoni, per tutti Damiano. Al telefono avvisa Francesco Carta: è deceduta una parente, l’indomani ci sarà il funerale e lui non può assolutamente muoversi. Il motivo? La madre di Mulvoni avrebbe partecipato alle esequie, costringendo lui a tenere aperto la tabaccheria di famiglia a San Gavino Monreale. Se la rivendita fosse rimasta sbarrata proprio nel giorno del maxi-assalto, i sospetti dei compaesani e delle forze dell’ordine si sarebbero concentrati immediatamente su di lui.

La notizia è una bomba a orologeria. Carta si precipita a Fonni, nell’ovile di Piero Cugusi, per spiegare ai barbaricini che il colpo va rinviato. È lì che la tensione si taglia con il coltello. Nell’ovile la discussione diventa rovente. I fonnesi non vogliono sentire ragioni: hanno mosso le macchine, hanno rischiato, la tensione è alle stelle.

Raffaele Loddo sbotta, incredulo di fronte a quella frenata improvvisa: «Come si dice. .. a muovere, arrivare poi al giorno prima e non andare è da matti... Ma da matti mi! Da matti! !». Carta tenta di difendere l’amico: «Damiano è mio figlioccio capito hai? È mio figlioccio... gli posso fare una cosa così dai? ... è una cosa che abbiamo tirato su insieme questa cosa, tutto quanto...».

Falconi, cinico, taglia corto: «Io di Damiano non lo vedo un problema, Damiano non viene, va dove deve andare poi gli si dà... Non prenderà una parte intera, ma è anche a casa sua, già va bene...». E infine, spazientito: «Ti sto dicendo che se capita l’altro mese, siccome siamo 10 e muore la zia a un altro, o ha il figlio in ospedale, o... Cosa facciamo? Siamo in 10 là! Bho... Basta».

Alla fine, il blitz si dissolve così. Per un grottesco mix tra crimine paramilitare e dinamiche di paese. La serranda abbassata a lutto di un tabacchino ha calato il sipario sui piani di un commando armato fino ai denti che sognava sei milioni di euro. (lu.so.) 

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