Tra un mese nuovo inferno dei cieli

Il coronavirus ha di fatto stoppato l’iter del nuovo bando della continuità territoriale - L'EDITORIALE

L’aereo fantasma scalda i motori. Sarà l’unico che potrà volare dal 24 ottobre sulle rotte della continuità. La Ct1 è una delle vittime eccellenti del coronavirus, il lockdown, la contabilità drammatica di vittime e contagiati ha cancellato dal dibattito politico tutte le emergenze dell’isola. E anche della Ct1 non si sa più nulla. Perché si vive un eterno presente fatto di bollettini e mascherine. Di tamponi e tute sterili, di terrore da contagio. E il resto della vita scivola via indifferente. Il diritto alla mobilità dei sardi è scivolato all’ultima pagina dell’agenda politica. Oggi non fa portare a casa neanche un voto. Il covid ha trasformato i sardi in un popolo stanziale, l’isola è una roccaforte e arrivare oltre Tirreno somiglia a una transvolata oceanica. Roma è più lontana della luna. Ma lo schianto della continuità aerea rischia di penalizzare la Sardegna per i prossimi dieci anni, rischia di far tornare le lancette dei trasporti indietro di un ventennio. Tra qualche settimana si rischia il far west dei cieli. La proroga della proroga della proroga scadrà il 24 ottobre.

In teoria per quella data il nuovo progetto di continuità territoriale presentato dalla giunta Solinas e sponsorizzato dal governo doveva entrare in vigore, dopo essere stato pubblicato per sei mesi ed essere stato assegnato. A poco più di un mese dalla scadenza dell’ultima proroga nulla di questo è stato fatto. La proposta elaborata dalla giunta Solinas, a dire il vero non del tutto ancora definita, è rimasta nei cassetti dei burocrati di Bruxelles. Sepolta sotto le macerie del terremoto causato dal coronavirus. E dopo mesi di lockdown, di divieti che hanno trasformato la gita fuoriporta in una sfida a superare le colonne d’Ercole, è difficile riallacciare i fili della memoria e ricordare dove si è fermato il labirintico e ciclopico iter del nuovo modello di continuità. La giunta non ne parla più, l’opposizione quasi, le compagnie aeree e gli aeroporti neanche. Il disastro dei cieli sardi sembra un destino già segnato, l’inevitabile punto di caduta della crisi dei trasporti che non riguarda solo il modello di continuità, ma investe anche chi la dovrebbe garantire. Il futuro del gruppo Onorato è legato alle alchimie finanziarie. Quello di Alitalia alla generosità del governo che continua a riempire i serbatoi bucati di una compagnia in picchiata. Air Italy futuro non ne ha più. La compagnia che aveva il Qatar nel motore si è schiantata sotto il peso dei debiti e di un progetto visionario e impossibile. Il crac di Air Italy è un po’ il simbolo dell’indifferenza della politica davanti al tracollo del sistema dei trasporti nell’isola. 1500 posti di lavoro persi, il know how industriale dell’unica azienda aeronautica sarda, la fine della compagnia di bandiera che ha garantito i flussi turistici. Tutto è stato spazzato via senza una reazione efficace da parte di governo e Regione. Anche l’idea di Solinas di un ingresso della Regione nel capitale della società è rimasta nel mondo delle ipotesi, mentre i commissari liquidatori vendevano gioielli e frattaglie di Air Italy al miglior offerente. Ora la compagnia non esiste più, non ha neanche la licenza per volare. L’inevitabile risultato sarà per la Sardegna finire tra i denti aguzzi degli squali del libero mercato. Nessuna rotta garantita, nessun prezzo calmierato. Saranno le compagnie a fare le rotte e le frequenze. Saranno loro a stabilire se e a che prezzi volare dagli scali sardi. E il diritto alla mobilità sarà la nuova vittima del coronavirus.

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