Basta tragedie e parole vuote, vogliamo fatti

È successo ancora. Di nuovo si è avverato l’incubo dell’ondata di fango che abbatte fragili argini e travolge uomini e animali, devasta aziende e distrugge centri urbani. I sogni di sicurezza svaniscono sotto il cielo plumbeo di un’altra tragedia annunciata. L’allerta rossa diramata con largo anticipo ieri è straripata in un disastro che in Sardegna non possiamo definire “senza precedenti”. Perché i precedenti ci sono e risuonano come lamenti funebri nella memoria collettiva di Olbia, di Villagrande, di Sanluri, del Sarrabus e di tanti altri paesi colpiti dalle alluvioni.

Le voci e i pianti di quelle tragedie non si spegneranno mai, ma a questi si sono aggiunti quelli di ieri e di oggi. Quante altre volte la Sardegna dovrà piangere per la cronica imperfetta gestione dei piani di assetto idrogeologico? Quante altre volte noi giornalisti dovremo descrivere carenze strutturali a tutti note ma che, evidentemente, non sono state ancora eliminate e risolte? Quante altre volte noi sardi dovremo guardare al cielo con angoscia e temere che la natura si riprenda gli spazi che l’uomo ha occupato? Quanto bisogna aspettare, a Olbia ferita dall’alluvione del 18 novembre 2013, per sapere se è meglio il piano Mancini regionale o quello comunale?

Quante altre volte, dopo una tragedia, dovremo registrare le inchieste della magistratura che anche questa volta arriveranno, le incriminazioni che di certo ci saranno, i processi infiniti che saranno celebrati? Processi lunghissimi, però mai lenti come la realizzazione delle opere necessarie per proteggere la gente: l’allevatore che si precipita alla guida per salvare il suo bestiame, il novantenne intrappolato nella sua casa, l’anziana signora che viene trascinata via da una ondata di acqua e fango.


Quante volte ancora chi governa e chi amministra scriverà comunicati di solidarietà? Quante altre volte i rappresentanti delle istituzioni assicureranno «non vi lasceremo soli» agli uomini e alle donne che sono rimasti senza niente e che hanno perso qualcuno? Sono già soli, nelle loro case allagate dall’acqua fangosa e dalla disperazione. Non è facile riempire le parole di contenuti, di progetti, di opere realizzate. Non è cosa semplice e porta meno voti di una dichiarazione indignata, di un post nei social. Oggi piangiamo i morti, è il giorno del lutto. Da domani, con le dichiarazioni, ci aspettiamo che chi interverrà su questa sciagura dica anche cosa ha fatto concretamente per evitare l’ennesima, intollerabile, tragedia.


 

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