Trasporti indecenti, Sardegna isola delle proroghe

In questi anni è mancata una strategia di ampio respiro che comprendesse i trasporti marittimi e aerei

La Sardegna è ancora un po’ più lontana dal resto del mondo. È sempre più fuori dalle rotte, un puntino inesistente e irraggiungibile nel Mediterraneo. Il caos sulla continuità marittima è l’ultima coltellata alla ciambella di salvataggio che teneva a galla l’isola. L’involuzione del sistema dei trasporti ha spostato le lancette dell’orologio indietro di 40 anni. Il mix letale di allarme da coronavirus, euroburocrazia e indolenza politica, nazionale e regionale, ha cancellato un sistema già fragile. L’isola senza anticorpi davanti allo tsunami della pandemia ha visto disintegrarsi i suoi collegamenti con il resto del mondo. Airitaly schiantata al suolo e cannibalizzata, l’aeroporto di Olbia venduto a un fondo da sceicchi e principi. Oltre ad Alitalia, il cui futuro è molto incerto, restano solo le low cost, pronte a volare solo se c’è un certo ritorno economico. E se sui cieli sardi da tempo si addensano nuvole nere anche il trasporto via mare cola a picco. I conti della Tirrenia restano in affanno, il taglio delle rotte, con un traffico passeggeri vicino allo zero, sembra inevitabile. Ma a sorprendere è l’assenza della parte politica.

La convenzione che garantisce la continuità marittima è scaduta, ma nello Stato che della proroga ha fatto la regola era quasi inevitabile che si preferisse rimandare uno dei nodi fondamentali per lo sviluppo dell’isola. La giunta Solinas aveva iniziato col piede giusto. Il governatore ci aveva messo la faccia e aveva proposto a Roma modelli alternativi al regime attuale. Ma come in una sorta di catalessi improvvisa e fulminante tutto si è fermato. Il ministero ha preso tempo, il governatore è stato travolto dalle emergenze che si sono susseguite in questi mesi. Il coronavirus ha monopolizzato l’attenzione. E come in uno stato di guerra il resto delle cose è passato in secondo piano. Certi che ancora una volta si trovasse l’italica soluzione a qualsiasi problema: la proroga. Ma il sistema dei trasporti via mare è al collasso. Tirrenia non può garantire le rotte, neanche con i 72 milioni di euro che riceve ogni anno dallo Stato. L’Europa si è ricordata di essere un mostro burocratico e ha iniziato a fare presente che non si possono dare contributi per tenere aperte le rotte. Altrimenti si altera il libero mercato. In realtà nessuno capisce quale economia di mercato ci possa essere in collegamenti che vengono fatti in totale perdita nei mesi invernali, con navi che viaggiano vuote. Ma quello che deve far pensare è la totale assenza di un sistema ragionato dei trasporti in Sardegna. Uno degli elementi cardine per lo sviluppo dell’isola è del tutto assente. La deregulation di cielo e mare è il punto di arrivo che sembra materializzarsi nel 2021.

Manca una strategia di ampio respiro. Stato e Regione non sono stati in grado di produrre un modello applicabile. Non sono riusciti a spiegare all’Europa che la Sardegna senza la sovvenzione di alcune rotte chiave resterà ancora più isolata e la sua economia sempre più arretrata. Inutile cercare colpe. Ma ancora più inutili sono gli alibi. L’emergenza covid non può far sparire l’isola dalla geografia mondiale dei trasporti.

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