La Nuova Sardegna

La mancia di Stato: dai condoni alla pioggia di bonus

di LUCA ROJCH
La mancia di Stato: dai condoni alla pioggia di bonus

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La scorciatoia è sempre stata la strada maestra dell’italiano medio. L’allergia a tasse, regole, limiti è una questione di dna, qualcosa di profondamente radicato in una sottocultura del sotterfugio, l’arte del verosimile elevata a sistema. Il doping contabile, edilizio, fiscale ha sempre affascinato molti contribuenti. Difficile che nel Paese anche tra un secolo si possa comprendere il significato della frase pronunciata dall’ex ministro Padoa Schioppa: “Le tasse sono una cosa bellissima”, ma la politica dovrebbe cercare di parlare di meno alla pancia del popolo e un po’ più alla testa. In principio era il condono: edilizio, fiscale, anche tombale. La formula cattura voti che ogni maggioranza in anemia di consensi tentava di varare.

Difficile non vedere un cortocircuito in un governo che dice di non pagare le tasse, o che combatte l’evasione a colpi di condono. Lo Stato ammiccante, quello che indica la scorciatoia, è stato per decenni la parte nera della luna, il colpo di spugna che catalizza i consensi.

Oggi la formula scelta dagli ultimi governi è quella dello Stato donatore. Una pioggia di bonus si abbatte sul cittadino medio. Soldi che scivolano via dalle tasche in un nanosecondo. Dagli 80 euro di Renzi, che ancora vengono erogati, in Italia si è moltiplicata la selva di bonus. E con il covid il bonus è diventato virale. E si può applicare su tutto, dai mobili agli elettrodomestici, dai 160 euro per i bebè agli 800 per le mamme. Ma ce ne è anche uno per il latte, 400 euro per le donne che non possono allattare, e uno per la baby sitter. Ma se proprio non si riesce a trovarla esiste anche un bonus per i nonni che tengono i nipoti.

C’è quello per comprare gli elettrodomestici, e quello per ristrutturare casa, per acquistare i mobili e per sistemare il giardino. Ma per orientarsi nell’offerta speciale del governo servirebbe un catalogo. Perché lo Stato regala denaro a chi deve cambiare la macchina, a chi compra la bici elettrica o il monopattino, prende un animale domestico. Una pioggia infinita di denaro che scivola dalle casse dello Stato dentro quelle dei cittadini, ma è un denaro effimero. Non cambia la condizione sociale di chi li riceve, somiglia più a una mancia di governo, che dà sollievo immediato.

Ma come una droga rende dipendenti. Finite le risorse finisce anche il sostegno. Ma la condizione economica di chi lo ha ricevuto resta la stessa. Ma forse per il politico che ha inventato il bonus l’unico effetto desiderato è quello che si ottiene nell’immediato: il gettone di consenso. Difficile però che l’operaio senza lavoro possa usufruire del sostegno per il giardino, per il monopattino o per cambiare i mobili. Sarebbe meglio che il governo investisse risorse per creare occupazione, non per curare gli effetti a breve termine della disoccupazione. Ma da tempo la politica del consenso ha smesso di parlare alla testa della gente, il consenso arriva dalla pancia.


 

 

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