La Fondazione farà crescere i Giganti di Mont'e Prama

Cabras ora con il suo museo vuole essere la dimora definitiva del piccolo esercito

Anche i guerrieri più impassibili e solitari hanno bisogno di tornare a casa. Impietriti in un gesto di belligeranza, in un attimo eterno che li espone a mille congetture – come la foto del miliziano morente di Robert Capa, o quella dei soldati americani che issarono la bandiera a Iwo Jima – i Giganti di Mont’e Prama hanno una grande certezza da offrire: la terra da cui sono riemersi. Questa terra è Cabras.

Cabras negli anni ha visto la partenza di molti guerrieri da restaurare a Sassari o da schierare in esposizione a Cagliari: ora con il suo museo vuole essere la dimora definitiva del piccolo esercito scoperto quasi mezzo secolo fa nel Sinis.

L’intesa tra il Comune, la Regione e il ministero della Cultura sulla Fondazione «darà centralità al territorio e agli enti locali» nella gestione del patrimonio archeologico di Mont’e Prama, come ha detto il governatore Solinas. L’accordo percorre la strada che il nostro giornale aveva suggerito da tempo: una soluzione ragionevole e condivisa, identitaria ma non campanilista, aperta alle migliori competenze archeologiche, storiche e scientifiche, che è ovvio fioriscano più facilmente in città universitarie che in paesi di poche migliaia di abitanti. Perché c’è ancora tantissimo da sapere e da scoprire sui Giganti e sul loro mondo perduto, una potenziale attrazione per i turisti di tutto il pianeta. Lo scrittore inglese Edward Burman, grande conoscitore della Cina, non esitava a paragonare Mont’e Prama a Xi’an, dove nel 1974 (coincidenza singolare, proprio lo stesso anno del ritrovamento nel Sinis) fu scoperto l’esercito di terracotta dell’imperatore Qin Shi Huangdi.

La trattativa sulla Fondazione non è stata facile, anche perché nel frattempo – con una combattività degna dei Giganti – il Comune si era opposto al trasferimento a Cagliari, disposto dalla Soprintendenza, di due statue e di due modelli di nuraghe per il restauro. C’era il timore di “cagliaricentrismo” nella gestione dei guerrieri di Mont’e Prama (molti sono già esposti al Museo Archeologico Nazionale). Lo stesso timore, in fondo, generato poche settimane fa dalla notizia che la Direzione regionale dei musei della Sardegna, con sede a Sassari, avrà la stessa guida del Museo Archeologico di Cagliari. A dissipare ogni apprensione è stato in questo caso il titolare del doppio incarico, Francesco Muscolino, in un’intervista alla Nuova Sardegna: nessun accentramento, le due istituzioni resteranno ben separate.

Le sorprese sono sempre in agguato – mancano ancora il testo definitivo e la firma – ma la Sardegna e Cabras, grazie all’accordo ministero-Regione-Comune, sembrano ottenere tutte le garanzie richieste per la gestione dei Giganti di Mont’e Prama.

I punti chiave sono quattro: 1) la Fondazione avrà sede a Cabras; 2) si occuperà della valorizzazione di tutto il patrimonio archeologico rivelato dagli scavi nel Sinis; 3) avrà al suo interno rappresentanti della Regione e del Comune; 4) sarà guidata, ha sottolineato il presidente Solinas, da «un sardo dotato di competenza e capacità all’altezza del ruolo a cui sarà chiamato» (con una concertazione che vedrà la Regione e il ministero scegliere in una rosa di nomi proposta dalle amministrazioni locali).

Il ministero della Cultura ha confermato alla Nuova di condividere «obiettivi e strumenti» della Fondazione e di essere pronto alla firma. Un’intesa a cui probabilmente ha contribuito la conoscenza non superficiale che il ministro Dario Franceschini ha della Sardegna, sia per ragioni familiari sia perché uno dei suoi principali collaboratori è il maddalenino Gianluca Lioni.

Oltre all’accordo sulla Fondazione, c’è anche la notizia che il ministero ha fatto partire le procedure per espropriare le aree in cui proseguiranno gli scavi, alla ricerca di altri Giganti e di ulteriori e decisive testimonianze sul mondo perduto di Mont’e Prama.

Una spettacolare “transizione archeologica” che potrebbe dare ai Giganti la popolarità globale. Di sicuro eviterà che l’enigmatico contingente di guerrieri, arcieri e pugilatori si disperda per la Sardegna aspettando, come E.T., di «telefonare casa»: Cabras, prefisso 0783.


 

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