Didattica a distanza, un disastro scolastico annunciato

Il divario digitale va annullato in fretta e i ragazzi devono essere messi tutti nelle stesse condizioni di partenza - IL COMMENTO

SASSARI. È un po’ come quando di fronte a una tragedia si dice che “si poteva evitare”. Già, ma allora perché non si è fatto? Oggi, di fronte ai numeri drammatici degli studenti non ammessi all’esame di maturità, la frase ricorrente è “immaginavamo che sarebbe accaduto”. Il passo falso dell’istruzione in Sardegna, tra percentuale di bocciati e di abbandoni, era insomma il classico disastro annunciato. Nell’emergenza Covid c’erano infatti tutti i segnali per intuire quello che sarebbe accaduto, a partire da quello principale: se per studiare è fondamentale avere una buona connessione Internet e invece Internet non c’è.

Allora per quello studente non c’è scampo: è tagliato fuori dalle lezioni, da qualsiasi possibilità di apprendere e stare al passo dei compagni. Se si tratta di un ragazzo fragile, che magari già in precedenza aveva bisogno di essere sostenuto e incoraggiato, allora la solitudine farà il resto provocando sconforto e senso di inadeguatezza. Sino al punto di decidere di arrendersi: stop allo studio, alla scuola, se ne riparla forse l’anno prossimo, Covid permettendo. Storie così, nei lunghissimi mesi segnati dalla pandemia e dalla didattica a distanza, ce ne sono state tante, troppe.

Il dato record di non ammessi alla maturità, 8,5 per cento, dà la misura di un disagio fortissimo messo a nudo dai numeri e dalle statistiche. Dicono che gli studenti sardi durante la pandemia hanno sofferto più degli altri e per questo sono indietro dal punto di vista formativo. L’isola che a fatica sta cercando di risalire la classifica della dispersione scolastica, indossa ancora una volta la maglia nera. Ma il passo falso non l’hanno commesso soltanto gli studenti: è l’intero sistema che non è stato in grado di supportarli a sufficienza. Il divario digitale è infatti un problema noto da tempo: in ampie fette di Sardegna la connessione internet non c’è, e non si tratta solo delle zone interne, di minuscoli paesi sperduti tra le montagne.

Ci sono ampie aree, più vicine alle coste e alle città, dunque più densamente popolate, dove il tempo sembra essersi fermato: il segnale salta, va a singhiozzo, se accendi la telecamera perdi il collegamento o l’audio. Proviamo a metterci nei panni dei ragazzi in dad e allora capiremo la loro profonda frustrazione. Un disagio condiviso con i docenti che si sono dovuti adeguare a una didattica totalmente nuova, nella quale è mancata quella vicinanza fisica capace di fare la differenza anche dal punto di vista psicologico. Alla fine dell’anno, i professori si sono trovati di fronte a un bivio: che fare in presenza di studenti impreparati, non in grado di affrontare l’esame di maturità? Meglio chiudere un occhio, anzi forse entrambi, e promuoverli ugualmente oppure fare ripetere l’anno per colmare le vistose lacune? In Sardegna, a seconda di come si guardano le statistiche, abbiamo i docenti più severi d’Italia o gli adolescenti più allergici ai libri. Poco importa, in realtà, quale sia la visione corretta. Quel che conta è che non accada più quello che è successo durante la pandemia.

Quando a settembre ricomincerà la scuola, ci auguriamo tutti che si riparta in presenza (magari anche senza mascherine in aula) e che la dad non sia più necessaria. Ma se malauguratamente non dovesse essere così, il rischio è di dover fare i conti per la terza volta con i soliti problemi: niente internet, zero connessione, addio lezioni. Ecco perché il divario digitale va annullato prima possibile e tutti i ragazzi devono essere messi nelle stesse condizioni di partenza. In qualunque angolo della Sardegna vivano. Altrimenti il passo falso di quest’anno diventerà un fallimento. E tutti a dire, come pappagalli fastidiosi , che “si poteva evitare”.

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