Caos trasporti: basta parole servono risposte

La continuità aerea e quella marittima rischiano di evaporare in poche settimane

La fede ai sardi non basta più. O forse è l’unica cosa a cui ci si può aggrappare per sperare di lasciare l’isola su una nave o un aereo. Il governo dileggia chi non vuole restare prigioniero del mare, con scelte che hanno presa solo su credenti creduloni. Ma questa presa per il culto ha effetti concreti e immediati. A ottobre la Sardegna rischia di restare senza collegamenti. Il presidente della Regione ha chiesto a Draghi di intervenire con l’Europa per sciogliere il nodo trasporti. Solinas, autarchico volante, pensa a una flotta sarda che metta insieme i resti di Alitalia e superstiti di Air Italy. Onorato cerca di galleggiare sopra un mare di debiti. Lo Stato è concentrato nella nascita di Ita e si dimentica di piccoli effetti collaterali, come la cancellazione della Continuità territoriale.

Il Covid ha messo a nudo la debolezza del sistema dei trasporti sardo. Nello stesso tempo è stato un’arma di distrazione di massa davanti a Stato e Regione che in questi anni non sono stati capaci di creare un sistema di trasporti efficiente e a prezzi competitivi. Al contrario negli ultimi 24 mesi sono crollate anche le poche certezze che si avevano. Alitalia ha ottenuto il monopolio delle rotte in continuità. E davanti ai dubbi di chi metteva in evidenza il fatto che la compagnia fosse clinicamente già morta il governo ha sempre risposto che i voli in continuità sarebbero stati garantiti. Ora Ita, che non è ancora nata, nella sua pagina internet spiega che i voli in Ct1 non li può fare, perché le rotte tecnicamente sono nelle mani di un’altra compagnia. Le tratte dovrebbero essere riassegnate con un bando di emergenza. Tutto questo in tempi ultrarapidi, con tanto di via libera dell’Europa. E non servono grandi strateghi della politica per sapere che questo non accadrà.

Da ottobre i cieli sardi rischiano di essere deserti, e gli aeroporti chiusi. Certo rimane sempre la nave. Ma anche in questo caso le certezze affondano davanti alla situazione caotica della continuità marittima. Di fatto il governo ha smontato il modello precedente che prevedeva un contributo di oltre 70 milioni di euro per garantire tutte le rotte dalla penisola. Adesso lo Stato mette a bando singole rotte, mentre fa finta di programmare un nuovo modello di continuità. Ma il suo vero obiettivo è evitare il tracollo del gruppo Onorato e i suoi 5mila dipendenti. Un discorso molto simile si può fare per la continuità aerea. L’Europa non dà risposte al modello presentato dalla Regione e sostenuto, in teoria, dal ministero. Già da qualche anno doveva essere a regime la nuova Ct1, il risultato a cui si sta per arrivare è che anche questa versione rattoppata e rabberciata di continuità aerea evaporerà insieme alla fine di Alitalia. Certo ci si può aggrappare al salvagente del Covid, che ha bloccato il mondo per oltre un anno e mezzo. Ma in questo tempo di emergenza non si è stati in grado neanche di elaborare un sistema di emergenza dei trasporti.

Il 2021 rischia di diventare l’anno in cui la Sardegna restò isolata. Nessun volo in Ct1 da ottobre, continuità marittima semiaffondata su molte rotte. Il governatore Solinas progetta una flotta aerea sarda, ma non interviene sul disastro dei trasporti che si materializza, il governo Draghi si dimentica che la compagnia di bandiera Ita dovrebbe per prima cosa garantire a tutti i cittadini il diritto alla mobilità. Il ministro Enrico Giovannini vagheggia di treni all’idrogeno per l’isola, ma forse basterebbe dare un po’ di ossigeno in più a un sistema di trasporti vicino alla morte per asfissia.

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