Il presidente Mattarella dà scacco ai partiti
Il secondo mandato si è aperto con un discorso non di maniera che ha messo a nudo le debolezze del Paese
Mattarella mattatore. Il Sergio 2.0 è un regno che si apre con un discorso non di maniera, e se vogliamo quasi ruvido. Istituzionale e altissimo, ma che ha messo a nudo le debolezze del Paese. Un atto di accusa portato all’attenzione della nazione col tono del presidente, ma con la sostanza corrosiva di chi vede la verità.
Una verità che va oltre le patinate quinte di cartone di un Paese in affanno. Un discorso dionisiaco e non apollineo, da presidente della Res pubblica. Mattarella usa frasi appassionate, tocca temi di attualità, vivi e non banali. Lascia da parte il fraseggio pettinato delle parole scontate, per andare alla sostanza delle cose. Sembra quasi un discorso da ricostruzione post bellica, ma che mette al centro l’uguaglianza, le istituzioni, e le riforme.
La ripartenza dopo il covid per il presidente deve diventare l’occasione per costruire un’Italia migliore. Ogni passaggio dei 37 minuti di discorso tocca un tema centrale per la riforma del sistema Paese. E si snoda su concetti cardine come la dignità. Dignità come base per uno sviluppo etico della nazione, che impedisca la violenza sulle donne, l’abbandono scolastico, la precarietà del lavoro, il razzismo, la schiavitù, le morti sul lavoro. ”Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno di ogni prospettiva di crescita”, è forse la chiave del ragionamento del Presidente. E Mattarella mette l’accento anche sul ruolo fondamentale dell’informazione libera e indipendente e sulla necessità di assicurare ai cittadini questo diritto e questa garanzia. Un richiamo che rimette al centro l’importanza dei media e il loro ruolo nel sistema Paese.
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Mattarella traccia la road map e indica nella riforma della magistratura una delle priorità che dovranno essere portate avanti dal governo. La guida del Quirinale sembra voler interpretare il suo secondo mandato con un ruolo di più forte indirizzo. Come se si rendesse conto della debolezza del sistema dei partiti, o meglio della politica. Il governo dei tecnici sembra avere preso il sopravvento sulla capacità di orientare le scelte della politica. Troppo spesso i leader dei partiti hanno orientato le loro scelte sulla conquista del consenso. Pronti a parlare alla pancia della gente per aggiudicarsi un voto in più. È molto più semplice, e cattura consensi, fare i sit in con i mocassini firmati nelle banchine dei porti per evitare che sbarchino le navi di disperati cariche di donne e bambini, piuttosto che creare una società capace di includere e accogliere chi fugge dalla guerra e dalla fame. La politica da tempo in Italia si è gattopardescamente riverniciata di antipolitica. Il parlamento doveva essere aperto come una scatoletta di tonno, recitava il grido d’assalto di un movimento che poi ha scoperto quanto la scatoletta di caviale sia più saporita di quella di tonno.
Mattarella traccia una linea, un punto di partenza. Una rifondazione dell’Italia che parta da un modello diverso di politica, che pensi ai valori comuni, e non a quelli monetari. Il presidente frusta un parlamento incapace di trovare un successore o di pensare a un governo in cui i partiti siano protagonisti. Ma come spesso accade nei momenti drammatici di questo Paese la tecnica prende il posto della politica. Il salvatore della patria è un banchiere, un accademico. Draghi fa parte dell’Italia migliore, e i partiti sembrano avere delegato a lui e al suo governo le scelte cardine che devono portare l’Italia fuori dalla tempesta del covid.
I leader politici orientano le loro scelte non pensando al bene comune, ma solo al consenso istantaneo. Hanno smesso di parlare alla testa, preferiscono alimentare la pancia. Mattarella, la più istituzionale delle cariche, fa un atto rivoluzionario: rimette al centro del Paese la politica.
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