In periodi di incertezza, come quello che stiamo vivendo, si accentua il desiderio di controllo del futuro come arma di difesa nei confronti dell’ignoto. Desiderio ancestrale, che ci riporta indietro nel tempo a riti magici propiziatori, alla lettura della mano per vedere nelle sue rughe cosa ci accadrà, fino agli oroscopi che sono sempre in voga e in cui si spera di leggere il futuro. La vita in generale, e in particolare modo il contesto storico che stiamo vivendo, ci insegnano che non è possibile ‘prevedere’ il futuro.
Intervenendo nel webinar «Race to Resilience - La sfida di Regioni e città in un clima che cambia», organizzato da «Italy4Climate-Fondazione Sviluppo sostenibile», l'assessore dell'ambiente Gianni Lampis ha ricordato gli sforzi della Regione con l'adozione della Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici. «Nel 2019, la Giunta - ha detto - ha definito lo scenario climatico in Sardegna per il 2050, i relativi impatti attesi in alcuni settori come agricoltura, forestazione e rischio idrogeologico, il metodo per calcolare gli impatti derivanti dal cambiamento climatico, le linee guida per integrare la Valutazione ambientale strategica, la struttura di governance per l'attuazione. La Sracc è stata riconosciuta come buona pratica su scala nazionale ed europea, vincendo il primo premio nell'ambito "Ambiente, energia, capitale naturale" al Premio Pa sostenibile 2019».Lampis ha anche ricordato che nel 2020 è stato «stabilito il percorso di revisione della Sracc, estendendo i settori di indagine e i relativi strumenti. «Per questo obiettivo - ha concluso - nel 2021 sono stati sottoscritti tre accordi di collaborazione con le Università di Cagliari e di Sassari, con l'Arpas e con l'Ispra».
Ogni tentativo di farlo, sfida la realtà di un mondo che cambia velocissimamente e in modo imprevisto. Stiamo vivendo un'epidemia che porta morte e sofferenza, che ha accresciuto le differenze economiche, che ha modificato la nostra vita sociale ma che non abbiamo intravisto, neppure all'orizzonte, fino a che non si è palesata. Abbiamo appena osservato l'eruzione del vulcano Hunga Tonga che la Nasa ha classificato come una eruzione 500 volte più potente dell'atomica su Hiroshima, tutto senza che alcuna previsione fosse stata fatta. La cenere ricopre spiagge, infrastrutture e abitazioni, due isole sono state praticamente distrutte con poche case rimaste in piedi ed una previsione di insorgenza di malattie legate alla qualità dell'aria e dell'acqua. Tutto senza alcuna previsione. Per non parlare della rivoluzione digitale e il progresso dell'intelligenza artificiale che hanno prodotto fenomeni totalmente nuovi, non semplicemente versioni più potenti o efficienti di cose già esistenti.Non è possibile prevedere il futuro!
Come possiamo attrezzarci per non essere sovrastati da questa condizione ineludibile?Di fronte ad una realtà dei fatti che si scontra con desideri, ideologie, passioni, è necessario utilizzare un metodo che ci permetta di sfidare la realtà attrezzati degli strumenti più adatti ad affrontarla. Strumenti universali e obiettivi perché nessuno è in grado di capire se avremo bisogno di un medico con conoscenze su una certa malattia oppure di un geologo, un archeologo, un ingegnare informatico, un fisico o qualunque altra professionalità. Il metodo da utilizzare non può che essere una pianificazione adattativa basata sulla conoscenza negli ambiti che la Scienza e la Ricerca ci mettono a disposizione, che consenta di adattare le decisioni al presentarsi dell'imprevedibile e dell'evoluzione non lineare degli accadimenti: i così detti 'cigni neri'.
I cambiamenti climatici sono un esempio della impossibilità di prevedere il futuro. La siccità, l'alluvione che distrugge, sono segno tangibile che non è possibile prevedere il futuro. Questa conclusione, però, non deve condurre al fatalismo, ad attendere impotenti quello che accadrà e che possiamo solo vagamente immaginare. Deve far continuare a elaborare quella conoscenza di base che mette a disposizione strumenti capaci di adattarsi velocemente all'evolvere delle situazioni che cambiano o al presentarsi improvviso di crisi o di necessità che fino a quel momento non si erano manifestate. Come nel caso del vaccino a mRNA che ci sta salvando dalla pandemia in atto, che è stato possibile approntare in tempi rapidi, perché nato da ricerche di base svolte nel 2008, senza che gli ideatori potessero immaginare il caso specifico a cui sarebbe stato rivolto e il valore inestimabile che l'applicazione della loro ricerca avrebbe avuto.Chi si occupa di politica e di politiche economiche dovrebbe tenere sempre presente nelle scelte che opera, dell'impossibilità di prevedere il futuro ma della necessità di continuare a elaborare strumenti di base disponibili per l'attuazione successiva di azioni mirate e di pronto intervento.
Il Pnrr, dovrebbe essere una strategia complessiva capace di incidere non solo sul tessuto economico, ma anche sulla qualità della formazione pre- e post-universitaria. Questo strumento non dovrebbe 'prevedere' ma preparare al futuro. I cambiamenti che stiamo vivendo, potranno così essere visti come una opportunità per adeguare le strategie del Paese mettendo in campo politiche flessibili fortemente ancorate alla ricerca e all'innovazione.