La caotica fine dei 5 Stelle
Abbiamo deciso di costruire un cestino, una sorta di basket, dove far confluire gli articoli dei nostri editorialisti presenti e futuri. Abbiamo cominciato con Piero Fassino, presidente della commissione esteri della Camera, oggi ospitiamo Paolo Del Debbio docente di economia allo Iulm di Milano. Opinionisti di diverso orientamento politico e altri ne avremo a disposizione come Gruppo Sae, cioè La Nuova Sardegna, Il Tirreno, le Gazzette di Modena, Carpi e Reggio Emilia. La Nuova Ferrara. Buona lettura
Perdita vistosissima di consensi, consistente emorragia di parlamentari verso altri gruppi, problemi giudiziari molto seri per Beppe Grillo, guerra tra Giuseppe Conte (diciamo il capo) e Lugi Di Maio (il potenziale leader vero del movimento venuto dal basso), autoesclusione dai giochi di Alessandro Di Battista, non proprio l’ultimo dei 5 Stelle, anzi molto rappresentativo.
Per ultimo, annullamento e sospensione da parte del Tribunale di Napoli il 3 febbraio scorso delle delibere del Movimento 5 Stelle con le quali si approvava il nuovo statuto (3 agosto ’21) e conseguentemente annullamento della votazione che portò all’elezione di Conte a presidente del Movimento 5 Stelle (6 agosto ’21). Il Movimento 5 Stelle, uscendo un attimo dalla metafora alberghiera – che ormai sembra la più adatta anche se si dovrebbe parlare di una pensioncina a due stelle massimo – rifacendosi invece ad una metafora astronomica, si potrebbe dire che più che 5 stelle il movimento fondato da Beppe Grillo somiglia a un buco nero che, come è noto, assorbe in sé tutto, non gli resiste neanche la luce ed è proprio così, la luce delle 5 stelle si è spenta, riusciranno a riaccenderla?
Secondo Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, gli ideologi del movimento, quest’ultimo avrebbe dovuto essere caratterizzato dalla democrazia diretta, cioè da una forma di democrazia che passa attraverso un’interlocuzione non mediata, ma appunto diretta, con i militanti e gli aderenti al partito. Per questo chiamarono la piattaforma Rousseau, perché il filosofo svizzero del Settecento la teorizzò ed ebbe lui stesso qualche difficoltà ad esporne i lineamenti e anche il funzionamento. Se ebbe problemi lui figuriamoci, con tutto il rispetto, Grillo e Casaleggio. Secondo me nella cripta del Panthéon di Parigi dove riposa il grande Jean-Jacques, quando ha visto il suo nome legato a questa piattaforma, si è rivoltato nella tomba. Infatti, questa piattaforma avrebbe dovuto permettere al movimento il superamento dei vecchi partiti, fatti di correnti e di cordate, lontani dal popolo, e avrebbe dovuto essere connotata dal massimo della trasparenza. Per la verità sulla trasparenza di questa piattaforma si discute da quando è nata, nonché sullo statuto del movimento, e di trasparente c’è forse la carta velina sulla quale è stata scritta.
Per ultimo si è dovuta pronunciare la settima sezione civile del Tribunale di Napoli annullando l’elezione di Conte a presidente. Dunque, noi abbiano avuto in parlamento il movimento con il maggior numero di parlamentari presieduti dal 6 agosto del 2021 da un presidente che, fino a prova contraria, è stato illegalmente eletto. Tra l’altro la domanda sulla quale votarono i militanti del Movimento 5 Stelle fu formulata in un modo un po’ particolare e cioè con un solo candidato. Strano modo di procedere in un movimento democratico che si richiama a Rousseau per l’elezione del proprio presidente. La domanda recitava così: “Sei favorevole all’elezione del prof. Giuseppe Conte alla carica di presidente del Movimento 5 Stelle?”. Con le cariche dirigenziali azzerate ora torna tutto in mano a Beppe Grillo, il quale ha dichiarato che non può negare che la situazione sia molto complicata. Gli va dato atto che si sta rendendo conto di trovarsi in mezzo a una bella tempesta. Chissà cosa verrebbe fuori se la magistratura andasse a spulciare in tutte le votazioni del movimento come quella del 2013 per scegliere il nome per il Quirinale, quella del 2014 per l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina e tutte le 334 consultazioni avvenute sulla piattaforma. Secondo noi quando la magistratura si sostituisce alla politica si è in una brutta situazione. Ma non si può meravigliare chi, avendo dichiarato che voleva aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, si trova ora a vedere aperta la sua scatoletta decisionale. Tutti si ricordano in questi giorni l’ordinanza del Tribunale di Napoli, in pochi ricordano che il 23 dicembre 2021 la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici respinse la richiesta di Conte di accedere ai finanziamenti pubblici del 2 per mille perché ritenne che il nuovo statuto non rispondesse ai requisiti richiesti.
La pentola è finalmente scoperchiata. Difficile rimetterci sopra il coperchio.
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