Crisi Ucraina, fermezza e dialogo per frenare Mosca
Nonostante le minacce il conflitto non è inevitabile e a tutti sono bene evidenti le conseguenze - IL COMMENTO
Il mondo assiste con angoscia e incredulità al crescendo di annunci e dichiarazioni su una imminente invasione russa dell'Ucraina. Certo, l’aver Mosca schierato 150mila soldati ai confini dell’Ucraina non può che suscitare un allarme più che fondato. Peraltro l’annessione unilaterale della Crimea e il sostegno fornito dalla Russia ai separatisti dell’Ucraina orientale - così come ai separatisti di Abkazia e Ossezia in Georgia e di Transnistria in Moldavia - confermano una volontà di controllo dello spazio ex-sovietico. E nella stessa direzione va il sostegno al regime di Lukaschenko in Bielorussia. Ed è esattamente questa pretesa russa di sottoporre a “sovranità limitata” i Paesi dell’Europa orientale che non può essere accettata.
Non siamo più nel tempo della guerra fredda tra campi politico-ideologici contrapposti. Né siamo più nel tempo dell’equilibrio bipolare che riconosceva a Stati Uniti e Unione Sovietica il ruolo di arbitri dei destini del mondo. Viviamo in un mondo multipolare in cui l’Ucraina - come la Georgia, la Moldavia e ogni altra nazione - ha diritto di esercitare la sua sovranità e di vedere rispettata la propria integrità territoriale, nonché di scegliere liberamente le proprie alleanze e affiliazioni internazionali. Nonostante tutto la guerra non è inevitabile e a tutti sono evidenti le conseguenze catastrofiche di un conflitto armato nel cuore dell’Europa. E i primi a esserne consapevoli sono proprio gli ucraini che già stanno pagando le conseguenze del clima prebellico: gli investimenti si sono via via bloccati paralizzando l’economia del Paese e cresce di settimana in settimana il numero delle persone che, temendo il peggio, riparano all’estero. È significativo che il presidente ucraino Zelenski, che certo non risparmia alcuna critica alla Russia, abbia invocato in questi giorni moderazione di toni e atteggiamenti. Peraltro un’aggressione russa all’Ucraina comporterebbe una durissima reazione occidentale con aspre sanzioni che metterebbero a dura prova la tenuta dell’economia russa. E viceversa anche l’Europa ne avrebbe danni rilevanti, non solo perché la Russia è il suo primo provider energetico, ma anche perché il mercato russo è strategico per le esportazioni e gli investimenti di migliaia di imprese europee.
E, infine, una contrapposizione frontale Occidente-Russia spingerebbe Mosca a rafforzare i suoi legami con Pechino in una riedizione di equilibrio bipolare da cui l’Occidente e la stessa Russia non trarrebbero alcun vantaggio. Che di ciò vi sia consapevolezza è dimostrato dal fatto che l’asprezza delle polemiche non ha frenato lo sforzo di dialogo e la ricerca di una soluzione politica. È delle scorse ore il terzo colloquio in tre mesi tra Biden e Putin; continui sono i contatti tra i ministri degli Esteri Blinken e Lavrov; e infaticabile è l’azione di Macron che a nome dell’Europa - in quanto Presidente di turno del Consiglio europeo - ha attivato un’intensa interlocuzione con Mosca, Kiev e Washington alla ricerca di una soluzione che eviti la catastrofe. Soluzione politica che è anche obiettivo dell’Italia, più volte ribadito da Draghi, Di Maio e Guerini. Passaggio fondamentale immediato è raffreddare la temperatura e realizzare una de-escalation militare, che non può che iniziare da un atto di Mosca. Se davvero la Russia - come dichiarano ripetutamente Putin e Lavrov - non ha intenzione di invadere l’Ucraina, allora compia un atto inequivoco: riduca le truppe russe oggi schierate al confine ucraino e contribuisca alla definizione di una soluzione politica che non solo garantisca la sovranità e la libertà dell’Ucraina, ma possa innescare anche la costruzione di un nuovo “patto per la sicurezza europea” in grado di offrire garanzie di stabilità e sicurezza a tutte le nazioni del continente, Russia compresa. Fermezza sui principi e dialogo per una soluzione condivisa: così si eviti la tragedia di una guerra.
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