Alla canna del gas per il caro bollette
Strutturalmente possiamo aspettarci che la domanda crescerà sistematicamente nei prossimi anni. Ci sono giga di documenti ufficiali UE su quest’evoluzione attesa. I piani strategici nazionali ed europeo dovrebbero tenerne conto. Tenerne conto significa preoccuparsi dell’offerta. Cioè occuparsi di come approvvigionarsi. E una cosa certamente non vuoi fare: dipendere da un unico fornitore, specie se bizzarro
Caro bollette, come mai? Stimoli anti covid, politiche green, Putin, i No gas, l’insostenibile leggerezza della UE. +55% elettricità, +48% Gas. Questi i rincari attesi per il I trimestre 2022. Ma cosa c’entra il gas? Beh, il gas è volatile e quindi c’entra facilmente. Perché? come spiega in maniera chiara il think tank Tortuga su a voce.info il meccanismo del mercato all’ingrosso fa sì che il prezzo dell’energia rifletta il costo di produzione dell’impianto energetico meno efficiente.
E dato che spesso gli impianti che vengono chiamati in causa per colmare deficit di offerta sono a gas, il rincaro del gas associato all’aumento di domanda stimolata anche dalla ripresa economica si è tradotto in un aumento della bolletta luce. Più in generale, il fatto che il gas sia una fonte di energia-chiave ha un ruolo fondamentale in tutta la vicenda del caro bollette. In tutti i Paesi UE e di più in quelli che come l’Italia sono maggiormente dipendenti dal gas e hanno meno interconnessioni con fornitori alternativi. Quando il prezzo di un bene sale o la domanda è cresciuta o l’offerta si è contratta: delle due l’una. O entrambe, e non si sbaglia. La domanda di gas cresce abbiamo detto, e non solo per sostenere l’aumento di offerta di energia necessario a soddisfare la maggior domanda indotta fattori contingenti legati alla ripresa economica. Cresce anche per motivi strutturali. Perché con buona pace dei No gas, che in generale qualche ragione potrebbero averla, dato che non tutti i gas sono nobili all’olfatto, il gas serve e servirà sempre di più. E ciò anche per effetto delle politiche di contenimento delle emissioni di co2, sempre più credibili e sempre più aggressive.
Queste politiche hanno fatto lievitare il prezzo delle emissioni di CO2: chi inquina paga e paga significativamente più di prima. La conseguenza è che chi produce energia si sposta su nuove tecnologie per produrre energia. Da rinnovabili, ma anche da gas, dato che le rinnovabili per il momento non bastano. Per questo la UE nel suo piano strategico assegna un ruolo fondamentale al gas per la transizione, che potrebbe durare decenni, verso le rinnovabili. La UE punta sulle tecnologie a gas di ultima generazione ritenute capaci di produrre meno emissioni a parità di energia generata, rispetto ad altri combustibili fossili, e di fornire la stabilità e produttività che le rinnovabili al momento non garantiscono. Strutturalmente, dunque, possiamo aspettarci che la domanda di gas crescerà sistematicamente nei prossimi anni. Ci sono giga di documenti ufficiali UE su quest’evoluzione attesa. I piani strategici nazionali ed europeo dovrebbero tenerne conto. Tenerne conto significa preoccuparsi dell’offerta. Cioè occuparsi di come approvvigionarsi. E una cosa certamente non vuoi fare: dipendere da un unico fornitore, specie se bizzarro. In materia le nostre istituzioni non hanno dato fin qui una prova del tutto convincente; ci sono luci ed ombre.
La UE dipende significativamente dal gas russo: il 50% delle importazioni di gas in EU da Paesi extra-UE vengono dalla Russia. Ciò rende particolarmente difficile la posizione UE nei confronti dell’ambizione espansionistica di Vladimir Putin. E ci espone alle scelte di quel Paese. Che sta siglando accordi con la Cina; che con il gas russo supporterà la sua transizione verso una produzione green. E se la Cina si mette a domandare gas dalla Russia, le cose per noi non si mettono bene; perché parliamo di un Paese che di energia ne consuma parecchia e quindi ne deve produrre parecchia. Non è un caso che la fornitura di gas russo a gennaio si sia ridotta del 40% rispetto alle attese. La dipendenza di oggi dipende anche dalla lentezza della nostra UE, a volte insostenibilmente leggera quando si tratta di riuscire coordinare i Paesi aderenti su strategie di politica extra UE.
La Sardegna nel suo piccolo, ha fatto il suo, nicchiando sull’idea del gasdotto per l’approvvigionamento dall’Algeria per noi e il continente. Meno male alla fine non è stato bloccato il TAP parte del Southern Gas Corridor, cosicché il gas all’Europa arriva anche dai giacimenti asiatici. Ma se avessimo portato a termine l’idea del gas algerino, avremmo dato un contributo alla diversificazione delle fonti. Si può ridurre la dipendenza dal gas russo? Se accettiamo l’idea di usare altro gas si. Algerino, libico, qatarino, e anche di paesi europei quali l’Olanda. E l’Italia, potrebbe aumentare la produzione domestica. Nel frattempo la UE potrebbe usare i maggior introiti legati alle tasse sulle emissioni per sterilizzare un po’ il caro bolletta.
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