La carestia dopo la pandemia
Per molte persone riuscire ad arrivare alla fine del mese è diventata un’impresa complessa - IL COMMENTO
La desolazione del supermercato semivuoto il venerdì ci fa comprendere appieno quanto la stangata irrotta nelle case degli italiani con il rincaro delle bollette di luce e gas abbia tutto il sapore di un colpo di grazia giunto a coronamento di due anni terribili di pandemia. Quando una famiglia è costretta a risparmiare sul cibo che mette in tavola ogni giorno perché rischia di perdere le utenze essenziali per la sopravvivenza, quando è costretta a subire questa forma estrema di umiliazione – solo chi l’ha provato sa cosa vuol dire fare i conti alla cassa con i centesimi e temere di non riuscire a sfamare i propri figli –, significa che la situazione è molto grave.
La gravità però non si è prodotta di punto in bianco a causa di un evento straordinario e temporaneo che va al di là del nostro controllo: è l’apice parossistico che arriva dopo mesi di sacrifici e paura per il futuro, dopo 300 mila imprese fallite e migliaia di famiglie gettate nella disperazione. Stretta tra gli effetti deleteri dello stress post traumatico da Covid e il timore per i venti di guerra (del gas) che spirano dall’Est, la nostra resistenza è messa a dura prova. Bollette raddoppiate, triplicate, stipendi e pensioni che non bastano per campare, e quel senso di ingiustizia sociale che serpeggia sempre più forte e alimenta rabbia e malcontento. Rincarano bollette e carburanti, rincarano persino i mangimi, l’IVA è insostenibile, l’Agenzia delle Entrate procede implacabile con l’invio delle cartelle, mentre lo stipendio medio italiano è l’unico in Europa ad essere diminuito negli ultimi 30 anni: gli altri Paesi continuano a segnare una crescita, l’Italia invece deve ammettere un clamoroso fallimento che si protrae da decenni. Ci hanno spiegato che il caro-bolletta è dovuto al costo maggiore del gas (che serve oltretutto per produrre l’energia elettrica) e dei permessi di emissione, ci hanno detto che lo Stato tenterà di porre una pezza stanziando 7,5 miliardi di fondi per il contenimento del salasso (tra i rimedi è previsto un bonus di 600 euro), intanto però, le attività economiche come negozi e aziende rischiano il tracollo e i cittadini che non ce la fanno a pagare hanno già spento gli interruttori di lampadine, forni, lavatrici e stufette, girano per casa con il giubbotto e fanno scorte di candele. La Sardegna si ritrova a pagare la bolletta di corrente elettrica più cara d’Italia, aumenti spropositati per una regione che – dati alla mano – produce il 40% in più di energia rispetto al fabbisogno regionale: in pratica esportiamo il surplus nel resto della penisola senza alcun vantaggio per i nostri conti. Paradossi inspiegabili. Abbiamo patito la sottrazione di libertà quando era necessario stare in casa per evitare i contagi, sono stati mesi in cui le nostre dimore sono diventate rifugio e zona franca insieme, l’unico confine fisico e ideale entro il quale sentirci tranquilli; “stiamo a casa” era il mantra, e intanto ci consolavamo impastando pizze e dolci davanti alla TV. Ora, anche questo punto fermo che credevamo assodato crolla, le comodità domestiche simbolo di libertà, e la consueta possibilità di goderne come più ci aggradava, vengono meno. È una crisi epocale che non travolge solo le abitudini di vita, ma la nostra stessa dignità umana e civile. Tutto ciò ha un costo in termini emotivi e psicologici.
E qui il Ministero della salute si è dimostrato stranamente premuroso stanziando i soliti 600 euro di bonus per tutti coloro che, oppressi da stress e ansie varie dovute alla pandemia e alla crisi socio-economica, vorranno rivolgersi a uno psicologo. Visto l’andamento delle cose, è facile prevedere un boom di richieste.
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