La Nuova Sardegna

Il caro prezzi non si ferma con gli oboli

Roberto Furesi e Pietro Pulina
Il caro prezzi non si ferma con gli oboli

Lo tsunami energetico che da settimane investe l’economia mondiale si è abbattuto pesantemente anche sul settore agro alimentare - IL COMMENTO

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Lo tsunami energetico che da settimane investe l’economia mondiale si è abbattuto pesantemente anche sul settore agro alimentare. Le piazze delle maggiori città italiane sono attraversate dalle proteste di agricoltori e allevatori contro il caro bollette. Nell’industria alimentare, in cui non mancano settori alta-mente energivori, già si parla di ridurre la produzione e di circa 40mila posti di lavoro a rischio. La Grande distribuzione, che inizialmente ha seguito una politica aggressiva sul fronte dei listini pur di non penalizzare i clienti finali, è oramai costretta a rivedere i propri prezzi, con rincari anche a due cifre (vedi ad es. la pasta).

Insieme ai costi energetici crescono quelli di molti altri input produttivi, con ricadute negative per le imprese agricole e alimentari. Soia e mais, fondamentali per gli allevamenti zootecnici, sono venduti a prezzi più alti del 25% rispetto ad un anno fa. Per acquistare una partita di concime a base di azoto serve oggi una quantità di denaro più che doppia rispetto al 2021, per non parlare dell'energia: il prezzo del kWh è più che triplicato, quello del gasolio è cresciuto del 36%. In queste condizioni, è quasi impossibile che i ricavi siano sufficienti a coprire i costi. Considerato lo stato di salute tutt'altro che florido in cui versano le imprese sembra molto alto il rischio che il caro energia e materie prime mandi definitivamente al tappeto buona parte del mondo agricolo. È sensazione diffusa che questa crisi abbia assai poco di congiunturale. Sarà perché collegate alla pandemia, evento unico per portata, tipologia e gravità nella storia dell'umanità, sarà perché si innestano su un modello energetico ineluttabilmente avviato al declino, nelle difficoltà attuali si colgono i segnali di un mutamento di paradigma, che richiede approcci di politica economica completamente nuovi.

Il punto è che la fonte dei guai non può ricondursi al mondo globalizzato, con le sue carestie canadesi, le tensioni in Ucraina, la crescita bulimica cinese e altre tendenze e condizioni da noi ingovernabili. No: il problema risiede nella capacità di resilienza e di adattamento che il nostro sistema di imprese e istituzioni è in grado di mettere in gioco contro qualunque crisi.

Far fronte a un'emergenza come questa con l'ennesimo ristoro (termine ormai inflazionato, a testimonianza di un abuso di metodo che dovrebbe far riflettere) serve solo a calmare le acque per qualche tempo, ma non è più una risposta accettabile. Occorre infatti lavorare sin da ora, anche approfittando delle risorse eccezionali messe in campo per la ripartenza dell'Europa, affinché si creino le condizioni ideali per consolidare l'apparato strutturale, tecnologico, organizzativo, di competenze e conoscenze che supporta le attività produttive. Senza tutto ciò, le imprese continueranno a risentire delle correnti che, attraverso le mille finestre aperte sul mondo, ci espongono ai suoi mutevoli umori. Per quanto si possano invocare soluzioni protezionistiche e principi di sovranità, non c'è soluzione politica capace di chiudere tutte quelle finestre. Per di più, gli stessi agricoltori e allevatori non chiedono affatto la chiusura dei mercati internazionali. È preferibile lavorare sulla competitività del sistema produttivo, affrancarlo quanto più possibile da avversità di mercato e climatiche con adeguati sistemi di gestione e tutela rispetto al rischio, con dotazioni strutturali e infrastrutturali. Non è più tempo di pacche sulle spalle, di generiche dichiarazioni di solidarietà a chi va in piazza, di oboli che finiscono col mantenere il mondo agroalimentare in condizioni di subalternità politica. In tempi di emergenza occorre ben altro: visione strategica, capacità progettuale, efficienza amministrativa. In altre parole: ci vuole una vera politica agroalimentare.

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