La Nuova Sardegna

Ucraina, un'invasione che ha radici lontane

Marcello Fois
Ucraina, un'invasione che ha radici lontane

Le guerre cominciano in giorni precisi, ma sono nate per ragioni più profonde del casus belli

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Chissà se per i nostri nipoti il 24 febbraio del 2022 avrà la stessa valenza storica che per i nostri padri ha avuto il primo settembre del 1939 e per i nostri nonni il 28 giugno 1914. Nella scuola odierna, normalizzata, ridotta ad azienda, le date non si studiano più. La Storia sembra sempre un esercizio per nostalgici perché ci piace di allevare i nostri figli in una specie di non luogo, senza dimensione, senza crisi, senza drammi. In questo brodo costantemente consolatorio le date sono un ostacolo perché ricordano punti chiave e fanno notare che i fenomeni che ci circondano non nascono da un niente casuale, ma sono frutto di avvenimenti ben precisi e delle scelta che, di volta in volta abbiamo fatto per dar seguito a quelle scelte. Chi ha scordato qualche data può tranquillamente spingersi in quella vaghezza nebulosa che fa guardare il mondo, e le cose del mondo, con costante stupore.

Nella millantata epoca dell'informazione globale, quando cioè tutti dovremmo sapere tutto di tutti in tempo reale, ancora si congettura sugli avvenimenti come fossero ineluttabili. Sarebbe a dire che l'umanità più tecnologica, laica, razionale che sia comparsa sulla faccia della terra ancora interpreta fatti come esoterismi. Chi non conosceva le date nel giugno del 1914 poteva pensare che a generare la Prima Guerra Mondiale fosse stata la mattana di un ventenne, Gavrilo Princip, irredentista Serbo-Bosniaco. E non quella particolare tensione, assai meno romantica, che spingeva territori dell'Impero Austro ungarico ad uscire dalla sfera di influenza del Kaiser Francesco Giuseppe e quindi a pretendere un'autonomia che quel sistema non voleva concedergli. Nel giugno del 1914, esattamente il 14, si trovò, attraverso un ragazzo che si credeva motore e invece era strumento, il modo per generare una rivendicazione armata apparentemente locale che poi si diffuse a macchia d'olio e diede il via a una delle guerre più sanguinose, anche in termini di perdite civili, dell'umanità. Allo stesso modo chi non conosce le date si sente autorizzato limitare l'origine della Seconda, orripilante, Guerra mondiale, alla semplice, e assai consolatoriamente macchiettistica, follia di quel genio assoluto del male che fu Adolf Hitler. Dimenticando che anche in quel caso gli avvenimenti furono assai più complessi e ramificati e riguardavano punti di connessione tra due Stati che ben presto sarebbe diventati nemici, ma che sul tavolo degli accordi Molotov- Ribbentrop, avevano reso storico quel 1 Settembre 1939 che tanto disturba si insegni a scuola. Il punto è che un senso relativo della storia e dei suoi snodi che sono sostanzialmente cronologici deresponsabilizza di fronte ai fatti.

Non conoscere le date, per esempio il 25 giugno 1876, spinge a pensare che il territorio statunitense sia di diritto degli attuali abitanti; o che il suffragio universale, il diritto allo studio, alla salute, al cibo, siano dati semplicemente acquisiti, e non una delle conseguenze del 14 luglio 1789. Così chi si sveglia in questo 24 febbraio 2022 e trasecola perché "quel pazzo di Putin", sorprendentemente e prepotentemente, ha iniziato a bombardare l'Ucraina, ma, soprattutto chi ritiene che questo conflitto terribile non ci riguardi, forse è ancora infarcito di quel punto di vista neutralizzato, superficializzato, a cui un'educazione senza punti di riferimento, un'informazione apparentemente obiettiva, un'istruzione performativa, ma non formativa, ci stanno disperatamente conducendo.

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