L’aggressione della Russia a uno stato sovrano come l’Ucraina ha posto l’Europa per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale di fronte all’orrore di una guerra su vasta scala che coinvolge milioni di innocenti cittadini. È una guerra scatenata da una grande potenza militare dotata di un arsenale atomico secondo solo agli Stati Uniti. Questo fa sì che ogni mossa da parte della Nato e dell’Unione Europa debba essere attentamente calibrata e meditata.
L'espressione retorica "nulla sarà più come prima" è già stata ampiamente utilizzata per la pandemia e ora ancora di più quando questa guerra sembra segnare l'inizio di un nuovo periodo. È sicuramente la fine dell'età dell'innocenza, o forse meglio dire dell'incoscienza con cui le democrazie occidentali hanno pensato di poter avere rapporti commerciali e politici con la grandi autocrazie che sono ascese al ruolo di grandi potenze globali. Non solo la Russia di Putin ma anche la Cina di Xi Jinping, se pure con tutte le differenze del caso.
È necessario come prima cosa far cadere il pudore anche nel linguaggio con cui definiamo questi paesi i cui governi sono dittature e non solo regimi autoritari. Solo nell'Asia orientale sono dittature la Corea del Nord, la Cina, il Vietnam, il Laos e la Birmania, mentre la Thailandia è caduta sotto il controllo di un monarca psicopatico. Questi regimi sono in gran parte accomunati dall'avere un uomo solo al comando, di non rispondere a nessuno delle proprie azioni e utilizzare la leva del nazionalismo aggressivo come collante e supporto per il proprio potere. Sono regimi nei quali il potere produce verità e la verità serve a rafforzare il potere. Per questo motivo la verità dei regimi invade i media occidentali utilizzando anche i non pochi ammiratori degli uomini forti e dei regimi autoritari che subiscono il fascino perverso di questi sistemi.
La sfida dell'occidente non è semplice. È stata coltivata a lungo la dottrina che il libero commercio favorisca lo sviluppo di sistemi di governo aperti e democratici. Questa è stata la grande illusione alla base dell'ingresso della Cina nel WTO nel 2001. Le cose sono andate diversamente e l'arrivo al potere di Xi Jinping ha segnato invece l'inizio di una nuova fase di repressione delle libertà personali. Putin e Xi hanno costruito due sistemi basati sul culto della personalità e il potere assoluto come forse non accadeva dai tempi di Stalin e Mao. I regimi dei due paesi alla caduta dei due dittatori erano comunque caratterizzati da una leadership condivisa e la presenza di consumati e abili politici, come Nikita Krusciov e Deng Xiaoping che ben sapevano fino dove potevano spingersi nel confronto con l'occidente. La retorica revanscista dei supposti torti subiti dall'occidente e la propagandata superiorità dei regimi autoritari nei confronti delle instabili democrazie sono le armi preferite di Cina e Russia. Europa e Stati Uniti non sono certo prive di responsabilità, come mostrano le guerre in Afghanistan e Iraq, ma garantiscono la libertà di espressione ai propri cittadini senza il terrore di essere uccisi o fatti sparire in un campo di rieducazione. Non bisogna cadere inoltre nella trappola di associare i regimi ai popoli, è esattamente quello che cercano di fare dittatori e autocrati che creano rancore e nemici che non esistono.
La grande sfida delle democrazie ricomincia proprio da qui, fissare una linea invalicabile al di là della quale vi sono i valori fondanti sui quali si basano le nostre società, stato di diritto e libertà individuali come prima cosa. Questi valori non sono negoziabili né in vendita ed è importante stabilire fino a che punto possiamo liberamente commerciare e avere relazioni con paesi i cui governi son retti da cleptocrazie che hanno a cuore tutto tranne che il benessere dei propri cittadini. La prima risposta all'aggressione russa può essere il riarmo, ma l'arma più efficace è la difesa senza tentennamenti delle idee di libertà alla base dei diritti universali degli uomini.