La Nuova Sardegna

Spopolamento, contro la fuga serve un futuro

Matteo Porru
Spopolamento, contro la fuga serve un futuro

Il problema è enorme e, forse, irrisolvibile. A meno che non si ragioni sul ritorno, sulle prospettive, sui trasporti e sul lavoro, sulle possibilità concrete

2 MINUTI DI LETTURA





La Sardegna è croce e delizia. Io l’ho realizzato al liceo, quando vedevo molti ragazzi dell’ultimo anno scavalcare il Tirreno per cercare un percorso di studi diverso. C’è anche qui, dicevano, ma non basta. Alcuni di loro sono tornati, altri forse non lo faranno mai. Mi ha sempre dato da pensare questa scelta ma l’ho capita solo quando l’ho fatta io.

Noi non siamo piante, aveva ragione Remo Bodei, ma se lo fossimo, nessuno in astratto vorrebbe andare via da qui, da questo piccolo paradiso in mezzo al Mediterraneo baciato dal sole. Però poi arrivano la siccità e gli incendi e la vita diventa difficile, i rami li trancia il vento e le foglie non fanno in tempo a ingiallirsi che già sanno di dover cadere. C’è chi resiste, ma sono in tanti a non voler correre il rischio di vedersi bruciare. E poi ho capito la mancanza di sicurezza, di opportunità. Ogni movimento diventa un viaggio, ogni lato un confine e vale per un paese, per una città, per un’isola.

Politiche a parte, ci sono tendenze ormai difficili da invertire: calo demografico, fuga dei cervelli, il progressivo spopolamento delle zone interne. C’è, soprattutto, la consapevolezza dei giovani e della vita che si vogliono mangiare, e del futuro che, come dicevano al liceo, “c’è, ma non basta”. E allora ho pensato a quel bastare, e che a ognuno di noi bastano cose diverse, ma se in tanti vanno via, e quasi sempre a malincuore, il problema è enorme e, forse, irrisolvibile. A meno che non si ragioni sul ritorno, sulle prospettive, sui trasporti e sul lavoro, sulle possibilità concrete. Il futuro deve esserci e deve essere grande; non basterà mai a tutti, ma deve riuscire a sorreggere e a sostenere davvero chi resta.

L’isola è di per sé un limite e ce ne ricordiamo ogni volta che decolla un aereo o che parte un traghetto. Io ne prendo tanti, per studio e per lavoro, e c’è un senso di libertà quando le ruote si staccano da terra. Ma appena riconosco i paesi e le strade, e li ho visti di giorno e di notte, con la nebbia o fra le nuvole, e mentre rallento prima di atterrare, guardo Cagliari e sorrido.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative