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Guerra in Ucraina, la chiave è l'embargo del gas russo

Guerra in Ucraina, la chiave è l'embargo del gas russo

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Le democrazie occidentali hanno risposto con compattezza e decisione all’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia. Oltre a inviare armi per sostenere la resistenza Ucraina ma facendo attenzione a non innescare un confronto diretto con la Russia, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno messo in atto un pacchetto di sanzioni economiche imponente. La Russia è stata tagliata fuori da buona parte del commercio internazionale. Le riserve di valuta straniera detenute della banca centrale russa fuori dai propri confini (400 miliardi di dollari) sono state congelate.

Le banche russe sono state disconnesse dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT. Beni e conti in banca degli oligarchi russi sono stati sequestrati in molti paesi. Alle sanzioni ufficiali si sono accompagnate sanzioni volontarie da parte di centinaia di aziende straniere che hanno abbandonato il mercato russo chiudendo ristoranti, negozi, impianti. Le sanzioni funzionano? La risposta dipende da che obiettivo si intende raggiungere. La minaccia di sanzioni occidentali non ha agito da deterrente all’invasione, forse perché non è stata ritenuta credibile da parte di Putin. In effetti, UE e Usa avevano risposto in maniera blanda alle invasioni russe del 2008 in Georgia e del 2014 in Crimea. Questa volta la risposta è stata tempestiva e severa, ciò che potrebbe rafforzare la credibilità futura di simili minacce.

Nell’immediato c’è molta incertezza. Di sicuro, le sanzioni stanno facendo molto male all’economia russa. Secondo alcune stime, il PIL russo si ridurrà del 15-20% nel 2022, e l’inflazione sta già raggiungendo valori a due cifre. Il paese è isolato dal commercio internazionale e lo resterà per molto tempo. Uno scienziato russo ha affermato che la Russia ha “buttato nel cestino 30 anni di sviluppo economico”. In anni recenti, gli Usa hanno utilizzato sanzioni economiche in Afghanistan, Iran, Siria, Venezuela, e da decenni praticano un embargo su Cuba. Sappiamo da queste esperienze che le sanzioni economiche hanno effetti devastanti sulle persone, causando carenze generalizzate di beni anche di prima necessità come cibo e medicinali, oltre a inflazione e disoccupazione. Ma non è chiaro se la pressione sulla popolazione si traduce anche in pressione sui leader e quindi in risultati sul piano politico e militare.

Da un lato, è possibile che un immiserimento della popolazione russa possa condurre a una sollevazione popolare che induca Putin a retrocedere, ma l’esperienza passata non induce a essere ottimisti. Anzi, esiste anche la possibilità di un esito opposto, e cioè che le sanzioni imposte dal nemico occidentale compattino il popolo russo attorno al suo leader, rendendolo più aggressivo. Le sanzioni contro gli oligarchi hanno il pregio di colpire personaggi ricchi e influenti anziché cittadini comuni. Ma non è detto che serviranno a creare pressione su Putin. Se l’obiettivo è indurre Putin a mettere fine alla guerra e negoziare un accordo che sia accettabile per l’Ucraina, servono sanzioni che riducano la capacità della Russia di condurre operazioni militari.

Secondo la Casa Bianca, l’embargo sui prodotti tecnologici si sta dimostrando più efficace del previsto, rendendo difficile alla Russia ottenere semiconduttori e altre componenti per condurre le sue operazioni militari. Ma il colpo economico più devastante sarebbe un embargo europeo a gas e petrolio russi. Gas e petrolio costituiscono il 60 percento delle esportazioni russe e contribuiscono per il 40 percento delle entrate dello stato. Ogni giorno, i paesi europei trasferiscono oltre settecento milioni di euro nelle casse della Russia, di fatto contribuendo a finanziare la guerra. Gli Stati Uniti hanno già cessato di acquistare petrolio dalla Russia. Per loro però il petrolio russo era solo una piccola percentuale del totale consumato. In Europa, invece, il gas russo conta per il 40 percento del totale, e ciò crea problemi notevoli soprattutto alla Germania e all’Italia.

La dipendenza dall’energia russa è stata uno sciagurato errore strategico per l’Europa. I paesi dell’Unione hanno annunciato di volersi rendere indipendenti, accelerando la transizione a fonti alternative. Quando ciò avverrà, sarà la fine della Russia come potenza energetica. Il rischio è che quel giorno possa non arrivare in tempo utile. Certo, una cessazione totale degli acquisti europei di gas e petrolio russi comporterà dei costi per l’Europa – tra il 2% e il 3% del PIL secondo alcune stime. Eppure, è un costo che vale la pena sostenere e che l’Europa può gestire. Putin sta conducendo una guerra ingiustificata e brutale, con distruzioni e uccisioni indiscriminate di civili e già dieci milioni tra rifugiati e sfollati interni. Smettere di acquistare energia russa può accelerare la fine della guerra, evitando costi umani ed economici ancora maggiori di quelli già enormi sostenuti sinora.

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