La Nuova Sardegna

Le elezioni francesi ci riguardano

di PIERO FASSINO
Le elezioni francesi ci riguardano

Al voto 48,7 milioni di cittadini - IL COMMENTO

4 MINUTI DI LETTURA





Mai un’elezione presidenziale francese ha visto candidati così opposti. Emanuel Macron incarna la Francia cosmopolita, europeista, mondialista che crede nella società aperta. Ha di fronte tre avversari: Marine Le Pen, Jean Luc Melenchon, Eric Zemmour.

Tre candidati che, in modi diversi, esprimono la Francia che ha nostalgia del protezionismo economico, delle frontiere chiuse, del sovranismo. Due modi alternativi di pensare il mondo, trasformando queste elezioni in un referendum. “Sans lui” – liberiamoci di Macron – è lo slogan con cui Marine Le Pen ha scandito la campagna elettorale. E i sondaggi – se confermati nel voto – predicono fin dal primo turno un testa a testa Macron-Le Pen che renderebbe del tutto aperto il decisivo ballottaggio finale. Naturalmente gioca a favore di Macron la sua statura internazionale – particolarmente visibile in queste settimane di guerra russo-ucraina – nonché l’essere la personalità europea più riconosciuta per la determinazione e il coraggio intellettuale con cui persegue l’obiettivo di una Europa forte. Non era affatto scontato che il Presidente della Francia – il Paese che da sempre incarna più di ogni altro l’identità dello Stato-nazione – venisse lo sprone a perseguire l’obiettivo di una sovranità europea. E così con la stessa determinazione Macron ha posto per primo il tema di una “autonomia strategica” capace di dare all’Unione europea un proprio profilo sul cruciale tema della difesa e della sicurezza. Nè minore determinazione ha manifestato nel battersi – insieme a Germania e Italia – perché l’Europa si dotasse del Next Generation EU, degli eurobond e di un debito comune per contrastare le conseguenze di Covid19.

Sono alcune delle ragioni che hanno consentito a Macron di acquisire la fiducia delle cancellerie europee e di affermare in patria l’immagine di un Presidente forte, conquistando il consenso dei settori dinamici della società francese, il mondo dell’economia, le professioni, i ceti colti, i giovani. Ma la Francia non è solo questo. E come New York non è l’America, così Parigi non è la Francia.

Ed è esattamente sull’“altra Francia” che hanno puntato i principali avversari di Macron. La Francia che guarda all’Europa con ostilità in nome di un sovranismo identitario. La Francia dei Gilet gialli insofferenti a qualsiasi regola. La Francia delle campagne profonde da sempre timorosa di perdere i vantaggi del protezionismo agricolo. La Francia delle banlieux dove una generazione di “beurs” – i figli degli immigrati, formalmente cittadini francesi, ma mai pienamente integrati – vivono una condizione di emarginazione e precarietà. La Francia operaia che vive ogni giorno i contraccolpi dell’economia globale. La Francia di ceti medi che hanno visto insidiate le proprie certezze di reddito e di vita. La Francia che vive il multiculturalismo come l’insidia alla propria identità. Certo la Le Pen, ammonita dalla sconfitta di cinque anni fa, ha moderato il proprio profilo, ha accantonato le proposte anti-immigrati più estreme, pur evocando continuamente “la France” non si contrappone frontalmente all’Europa, ha preso le distanze dalle pulsioni antisemite del suo elettorato, ha cercato di far dimenticare le sue simpatie per Putin. Insomma, ancorché sappiano molto di maquillage, messaggi di rassicurazione. In ciò favorita dall’estremismo di Eric Zemmour.

A tutti coloro che si ritengono esclusi o non rappresentati si rivolge anche JeanLuc Melenchon che i sondaggi danno in terza posizione con un distacco non incolmabile. Dirigente della sinistra socialista, uscito dal PS nel 2008 su posizioni radicali e fortemente polemiche, fonda “La France insoumise” (La Francia ribelle) con un programma di contestazione della globalizzazione, dell’integrazione europea, dei mercati aperti. Una collocazione gauchiste che negli anni ha allargato il suo bacino sia raccogliendo i voti di un elettorato di sinistra smarrito per la crisi dei suoi partiti storici (la candidata socialista sta oggi al 2%!) e sia ad un elettorato di destra attratto dal carattere fortemente antagonista impresso da Melenchon al suo movimento.

In questa competizione così serrata avranno un peso rilevante gli elettori dei Repubblicani (il partito erede del gollismo) che di fronte a un ballottaggio Macron-Le Pen probabilmente si dividerebbe attratto da sentimenti opposti. Insomma: la partita è del tutto aperta e dal suo esito dipenderanno i destini non solo della Francia, ma dell’Europa. E anche i nostri.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative