La Nuova Sardegna

L'ombra della guerra nucleare

di PLINIO INNOCENZI
L'esplosione della atomica su Nagasaki nel 1945
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L'esplosione della atomica su Nagasaki nel 1945

I russi abbandonano il principio del "no first use". Così Mosca può usare per prima il suo arsenale atomico

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L’equilibrio del terrore si basa sulla dottrina della mutua distruzione assicurata, secondo la quale nessun paese dotato di un armamento nucleare lo userebbe per primo poiché sarebbe soggetto ad analoghi attacchi. Dalla fine della seconda guerra mondiale si è assistito a una corsa allo sviluppo di arsenali nucleari che ha portato al culmine della guerra fredda la Russia a raggiungere le 40mila testate e gli Stati Uniti circa 23mila. Il deterrente nucleare non ha impedito tuttavia lo scoppio di guerre convenzionali dove le grandi potenze si sono affrontate non direttamente ma in guerre locali per procura.

Dalla caduta del muro di Berlino il trattato Start ha permesso una riduzione dell’arsenale nucleare e ora la Russia ha “solo” 6257 testate seguita dagli Stati Uniti con 5550 e da Cina, India, Pakistan, Francia e Regno Unito. A questi paesi vanno aggiunti la Corea del Nord e Israele probabilmente anche loro dotati di un arsenale atomico. Nel culmine di questa folle corsa la Russia è arrivata a fabbricare la bomba dell’apocalisse, battezzata come la Bomba dello Zar, la madre di tutte le bombe atomiche, in grado di sprigionare un’energia circa 3000 volte maggiore di quella di Hiroshima.

Il test della Bomba dello Zar è stata la più grande esplosione mai causata artificialmente nella storia. A partire dal 1972 si è arrivati agli accordi per la riduzione di questi arsenali ma recentemente questo processo è stato interrotto dal crescere delle tensioni tra Russia e Stati Uniti, con la Cina che nel frattempo ha continuato a sviluppare una forza armata nucleare in grado di colpire sia l’Europa che gli Stati Uniti. La modernizzazione delle armi nucleari ha portato a sviluppare vettori di nuova generazione, in particolare i nuovi missili ipersonici che possono raggiungere i bersagli in pochissimo tempo e scarso preavviso, abbassando ancora di più la possibilità di risposta e i margini per rimediare ad eventuali errori. Altro elemento di incertezza è l’abbandono da parte russa del principio del no first use e quindi Mosca potrebbe usare per prima il suo arsenale nucleare “in caso di minaccia dell’esistenza della Federazione Russa come stato sovrano”.

Il concetto è stato chiaramente ribadito dall’attuale dirigenza russa in occasione della guerra in Ucraina. Eppure nel 1994 la Russia, gli Stati Uniti e il Regno Unito firmarono il Memorandum di Budapest sulla Rassicurazioni per la Sicurezza dove si impegnavano a “rispettare l’indipendenza e la sovranità dei confini esistenti dell’Ucraina” in cambio della denuclearizzazione. L’Ucraina infatti con la dissoluzione dell’Unione Sovietica ereditò una parte importante dell’arsenale nucleare che veniva quindi a trovarsi sul suo territorio. Dopo un lungo negoziato si arrivò al Memorandum di Budapest e alla rinuncia dell’Ucraina alle armi nucleari che vennero quindi progressivamente smantellate.

È stato un caso unico fino ad ora di un paese che si è spontaneamente privato dell’arsenale nucleare in cambio di rassicurazioni sulla propria sovranità e integrità territoriale. Purtroppo già a partire dall’invasione della Crimea da parte della Russia nel 2014 questo Memorandum è stato violato senza che le parti garanti intervenissero. L’interpretazione dell’accordo è infatti sottile, un Memorandum non sarebbe infatti vincolante ma esprimerebbe solo una generica intenzione. In questo caso entrambe le parti in causa preferiscono questa interpretazione, una per sentirsi libera di attaccare l’Ucraina, l’altra per non difenderla.

Con il senno di poi ci si può domandare cosa sarebbe accaduto se invece l’Ucraina avesse mantenuto il suo arsenale nucleare invece di fidarsi di un accordo e rassicurazioni che poi nei fatti si sono rivelati nulla più che vuote promesse. L’Ucraina si è trovata indifesa di fronte al gigante russo e al suo revanscismo di imperiale memoria senza che venissero attivate le garanzie d’indipendenza. Un gioco delle parti iniziato dal violare l’antica regola che pacta servanda sunt.
 

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