La Nuova Sardegna

Giorgia Meloni leader del centrodestra: «Perché no?»

Paolo Del Debbio
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

E' l'unica donna leader di partito in Italia e, tra l'altro, di un partito che ha fondato partendo da zero - IL COMMENTO

07 maggio 2022
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Dalla conferenza programmatica di Fratelli d'Italia la leader del partito Giorgia Meloni ha detto ai suoi dirigenti e ai suoi militanti che da quell'evento salpano per un lungo viaggio che li porterà al governo. Più chiara di così non poteva essere. In altre occasioni la Meloni ha detto che è arrivato il momento che a Palazzo Chigi sieda una donna e alla domanda postale in diverse occasioni per sapere se potesse essere lei a sedere su quello scranno ha spesso risposto: "Perché no?". Ed in effetti quali potrebbero essere i motivi per i quali Giorgia Meloni non potrebbe essere la leader di un centrodestra ed aspirare a quella carica. Quindi, a prima vista, potrebbe sembrare una domanda inutile o retorica ed invece conviene che qualche riflessione la facciamo.

La prima. Nel centrodestra è sempre stato detto che sarebbe stato leader della coalizione, e quindi Presidente del Consiglio, in caso di vittoria, il leader del partito che avrebbe raccolto maggiori consensi. È pur vero che da qui alle elezioni manca quasi un anno ma, ad oggi, quel partito, secondo tutti i sondaggi, è quello di Giorgia Meloni che se la batte per il primo posto non con gli altri partiti del centrodestra ma, semmai, con il Pd. È pur vero che Silvio Berlusconi poco tempo fa ha detto di essere l'unico vero leader ma Silvio Berlusconi, che è colui che ha reso possibile il centrodestra, che lo ha costituito, che lo ha ancor prima intuito come possibile, oggi guida il partito che ha meno voti nel centrodestra. E anche Salvini ha meno voti della Meloni, sempre ad oggi. Allora la domanda è: quel principio valeva solo per Berlusconi o vale per tutti i leader dei partiti del centrodestra? Era un principio ad personam o ad personas, cioè che vale per tutti i leader? La questione non è da poco perché se qualcuno nel centrodestra pensasse di costituirlo senza la Meloni ovviamente il principio non varrebbe più, ma se il centrodestra rimane il centrodestra il principio continua a valere. Vedremo.

Il secondo. Uno può pensare della Meloni ciò che vuole, ma deve riconoscere che è una donna preparata, che studia e che a domanda risponde senza perifrasi che somigliano allo slalom sciistico: non elude la domanda e va dritta al punto. Non è un caso che abbia organizzato una conferenza programmatica. Era un'abitudine dei grandi partiti del 900 quella di organizzare, oltre ai congressi, alle assemblee e ad altri incontri, le famose conferenze programmatiche. In effetti è un'espressione che sa di antico ma è bella perché vuol dire fermarsi a riflettere e a costruire un programma da sottoporre agli elettori al di là degli slogan.

La terza. La Meloni è l'unica donna leader di partito in Italia e, tra l'altro, di un partito che ha fondato partendo da zero. Non c'è dubbio che nella crescita del suo partito le abbia giocato a favore il ruolo di opposizione che ha scelto nei confronti degli ultimi governi, ma la sua crescita è partita ben prima.

La quarta. In occasione delle elezioni presidenziali francesi si è dichiarata non rappresentata né da Macron né dalla Le Pen variando la sua posizione di qualche tempo fa. Nel frattempo è divenuta presidente dei Conservatori europei. E anche alla conferenza programmatica si è rifatta a quella cultura e all'esigenza che anche in Italia si dia vita ad un partito e ad una coalizione che si rifà a quella coalizione.

La quinta. Ha un buon rapporto con il segretario del Pd Enrico Letta. E non è un rapporto compromissorio ma è un rapporto istituzionale: abissale differenza sui punti di vista ma capacità di dialogo personale. Potrebbe sembrare poco ma poco non è.

La sesta. Per questa considerazione utilizzo le parole di Vittorio Feltri tratte dal libro "Com'era bello l'inizio della fine", dove dedica un capitolo a Meloni. Feltri scrive: "Temo che codesto antifascismo di maniera, adoperato sovente come un manganello per zittire gli antagonisti politici, venga utilizzato proprio su di lei allo scopo di impedire che divenga primo ministro...ma Meloni non è assolutamente fascista né fa dichiarazioni che possano ispirarsi minimamente al fascismo, eppure per qualcuno il fascismo è una malattia mentale di cui soffrono tutti coloro che si schierano a destra, dunque pure Meloni. Fa ridere tutto ciò". Meloni lo sa e lavorerà perché ciò non avvenga.

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