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Sanità

Sassari, reparti ospedalieri al collasso: ogni giorno 45 ricoveri in più ma i letti non ci sono – tutti i dati

di Luigi Soriga
Sassari, reparti ospedalieri al collasso: ogni giorno 45 ricoveri in più ma i letti non ci sono – tutti i dati

All’Aou l’emergenza è diventata normalità: nel 2025 accolti oltre 18mila pazienti “aggiuntivi” rispetto ai numeri previsti

4 MINUTI DI LETTURA





Sassari All’Aou di Sassari il sovraffollamento non è un’emergenza occasionale, ma una condizione strutturale che si ripete ogni giorno. Parlano i numeri: nel solo Dipartimento Medico Internistico, nel 2025, sono stati registrati 18.415 ricoveri in letti aggiuntivi o “in appoggio”, significa che ogni giorno 45 pazienti hanno occupato letti non accreditati, che sulla carta, non esistono. È l’effetto combinato di scelte nazionali e miopie regionali. Il DM70 ha tagliato i posti letto per acuti in nome dell’efficienza, ma l’efficienza si è fermata sulla carta. Le strutture alternative previste (Rsa, lungodegenze, case famiglia, case di comunità, hospice, riabilitazione, strutture intermedie varie) che dovevano funzionare da filtro, non hanno mai retto il passo. Così l’ospedale è rimasto l’ultimo contenitore possibile, e ora trabocca.

Il puzzle quotidiano

Ogni volta che il Pronto soccorso stabilizza un paziente e deve “sistemarlo” in reparto, si scatena un meccanismo che assomiglia a un puzzle impossibile, o al vecchio gioco del 15, con le caselle da spostare per creare la sequenza corretta dei numeri. Reparti già pieni, con 6 o 7 letti in più ciascuno, primari sotto pressione, incastri fragili, mediazioni estenuanti. Un lavoro da caschi blu, più che da direzione sanitaria. Eppure ogni giorno si fanno dei piccoli miracoli. Un dato da solo fotografa il problema: l’Area Medica dell’Aou dispone formalmente di 223 posti letto, numero su cui sono parametrati organici, turnazioni, carichi di lavoro e risorse. Ma nella realtà quotidiana i pazienti ricoverati sono molti di più, e vengono gestiti con lo stesso personale, senza alcun adeguamento strutturale.

Reparti sotto pressione

Il sovraffollamento non è distribuito in modo uniforme. A reggere il peso maggiore sono sempre gli stessi reparti, quelli che fungono da “ammortizzatori” del sistema: Patologia Medica: 22 posti letto accreditati, ma quasi 8 pazienti in appoggio ogni giorno. Un aggravio strutturale di oltre il 35%. Geriatria: 28 posti letto, con quasi 7 letti aggiuntivi quotidiani. Qui il problema è doppio: ai numeri si somma l’elevatissimo carico assistenziale. Clinica Medica: 15 posti letto ufficiali, ma oltre 5 pazienti in appoggio al giorno.

Medicina Interna U e D: insieme assorbono più di 4.200 ricoveri in appoggio l’anno, diventando di fatto il contenitore di tutto ciò che il sistema non riesce a collocare altrove. Seguono Pneumologia e Nefrologia, reparti con dotazioni ridotte ma carichi aggiuntivi costanti, spesso superiori al 20–25% della loro capacità teorica.

Pazienti complicati

Il dato numerico, però, racconta solo una parte della storia. Perché non tutti i pazienti “pesano” allo stesso modo. Nei reparti maggiormente sovraffollati vengono ricoverati soprattutto: pazienti anziani, persone non autosufficienti o allettate, soggetti pluripatologici, pazienti che richiedono assistenza continua. In Geriatria, Patologia Medica, Clinica Medica e Medicina Interna, un singolo paziente richiede molto più tempo infermieristico e OSS rispetto a un ricovero standard: mobilizzazioni, igiene, alimentazione, prevenzione delle lesioni, sorveglianza clinica continua. In questi contesti, un aumento del 20–25% dei letti può tradursi in un incremento del carico di lavoro reale del 40–50%. E poi ci sono i casi estremi di Cardiologia, con stanze saturate che ospitano anche uno o due letti in più, ai quali si aggiungono però le 10- 15 “barelle” parcheggiate quotidianamente nei corridoi. Tutto questo, ormai da anni, in attesa dell’ampliamento del reparto, con un progetto non ancora accantierato. E ancora le Rianimazioni del Santissima Annunziata e delle Cliniche, con posti letto diventati insufficienti a coprire le emergenze quotidiane. Talvolta i pazienti ricoverati stabili, vengono spostati per far spazio a casi a rischio vita.

Paradosso del personale

Un punto critico è questo: i posti letto accreditati determinano il numero di operatori in servizio, ma i letti in appoggio non vengono riconosciuti né sul piano organizzativo né su quello contrattuale. Il risultato è un paradosso ormai normalizzato: più pazienti, stesso personale, maggiore rischio clinico, aumento del burnout, qualità assistenziale sotto pressione.

Emergenza perenne

Quella che dovrebbe essere una soluzione temporanea così è diventata prassi. I letti in appoggio non compaiono nei documenti ufficiali, ma esistono ogni giorno, riempiono corsie, stanze adattate, spazi di fortuna. Il sistema regge grazie alla resilienza del personale, e alla capacità di trovare soluzioni estemporanee della direzione. Perché il ricovero di un paziente, anche in questo scenario di soldout perenne, non viene negato a nessuno. Ma senza programmazione e risorse adeguate diventa tutto più difficile. E l’emergenza peggiora anno dopo anno. Purtroppo la resilienza può essere una buona toppa, da sola, non è una strategia sanitaria. Finché i presìdi territoriali non filtreranno davvero gli accessi, finché i letti in appoggio non verranno riconosciuti come strutturali, e finché il personale continuerà a essere calcolato su numeri che non corrispondono alla realtà, il rischio è uno solo: trasformare il sovraffollamento in normalità, con costi altissimi per chi cura e per chi viene curato. 

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