L'irrazionale culto di maghi, santoni e veggenti
Superstizione e raggiri sopravvivono anche nell'era moderna
La nostra modernità, così infarcita di dogmi pseudoscientifici e pretese onniscienti, non ci salverà dal gorgo folle delle superstizioni. Non ci salverà poiché noi tutti siamo animali irrazionali e chi si mette in mano a maghi, santoni e veggenti con la speranza di risolvere i propri guai non è semplicemente un ingenuo sprovveduto. L’epoca della stregoneria e della magia, che l’illuminismo ha tentato di dissipare con la luce della ragione, in realtà non si è mai estinta.
È sopravvissuta attraverso i secoli seguendo sentieri sotterranei più discreti e riemergendo con violente recrudescenze sociali in corrispondenza di guerre, pestilenze e crisi economiche.
Succede che una donna di Sassari, angosciata dalla possibile infedeltà del marito, in maniera del tutto irrazionale decide di rivolgersi a un mago per avere una risposta: è irrazionale quando gli invia il pagamento, è ormai preda del terrore quando il paragnosta minaccia di fare un maleficio ai figli pur di ricevere un ulteriore bonifico. È lo stesso copione accaduto a un’altra casalinga con un altro mago nel ’98, sempre a Sassari: in quel caso furono estorti 80 milioni di lire. Un rapporto degli anni ’90 (dal ’94 al ’97) ha documentato oltre duecento casi tra denunce e processi riguardanti operatori dell’occulto in tutta Italia, mentre nel ‘95 la Cassazione ha stabilito in maniera definitiva che l’attività del mago attiene al mestiere del ciarlatano: circonvenzione di incapace, abuso della credulità popolare e truffa sono i reati più comuni.
Nel nostro Paese esistono più di 500 sette con migliaia di adepti, è sintomatico che l’adesione sia cresciuta durante la pandemia, quando i più fragili sono diventati facili prede in Internet (il numero verde anti-sette riceve in media 15 telefonate al giorno). L’opinione pubblica condanna i ciarlatani, lo fanno anche i tribunali, gli ingenuotti non hanno scuse, allora perché la masnada dei chiaroveggenti continua a proliferare millantando riti anti-malocchio, sedute medianiche, pozioni d’amore e amuleti porta soldi? Domanda e offerta. Sebbene la condanna sia pubblica, la gente – permettetemi la generalizzazione – è depositaria di credenze troppo arcaiche e pervasive per non ricadere nella trappola appena le cose si fanno difficili. I problemi personali – malattie, disoccupazione, matrimonio – che cercano vie “magiche” per risolversi hanno la medesima radice superstiziosa del fenomeno denunciato a livello planetario da Amnesty International.
“Nel mondo ci sono più conflitti e meno diritti umani”, e ad aggravare questo scenario ci si mettono i Paesi superstiziosi: sono solitamente quelli più poveri (Africa, India, Nepal, Papuasia, ecc.) che hanno risentito gravemente della crisi economica globale scoppiata nel 2008. In 27 stati africani essere albini è un orribile incubo: è in atto da anni una caccia all’albino guidata dagli stregoni e culminante con crimini rituali di spaventosa crudeltà. Gli albini sono ritenuti un’anomalia diabolica, vengono uccisi e fatti a pezzi per rivenderne le parti (un corpo può valere fino a 75 mila dollari). È in corso una vera e propria crisi umanitaria. Nel 2017 in due distretti del Malawi le Nazioni Unite hanno dovuto richiamare il proprio staff per sfuggire la folla inferocita che dilagava per le strade in cerca di vampiri da giustiziare.
Sembra un rigurgito anacronistico da film dell’orrore, ma il fenomeno è ciclico e molto preoccupante. La caccia alle streghe non è mai finita, ossia la necessità di trovare un parafulmine che suo malgrado si faccia carico di tutti i mali e le sfortune che affliggono la comunità. E a soffrirne maggiormente è la parte più debole, ossia le donne e i bambini. Che sia un albino, un vampiro o un’adolescente nepalese, ciò che viene innalzato sul patibolo è un simbolo incarnato che esorcizzi le paure più ataviche. Le stesse paure che portano la casalinga a farsi raggirare dal mago di turno.
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